Come vi avevo accennato ho intenzione di cambiare un po' il taglio dei miei articoli: non solo articoli "scientifici", ma anche considerazioni personali buttate giù di getto su qualcosa che mi ha colpito in modo particolare.
Ecco, questo è il taglio di questo articolo.
Non sono un secchione; sono però una persona molto curiosa e desiderosa di conoscere le cose più svariate, non solo in campo medico. Leggo moltissimi libri, almeno 2/3 libri al mese; saggi principalmente.
Non che voglia definirmi una persona colta, tutt'altro (il titolo di questo pezzo la dice lunga...).
Ad ogni modo mi è capitato più di una volta che i miei amici, dopo aver visto un tizio in televisione, un servizio, letto un articolo su internet, mi chiedano se quello che hanno visto, sentito, letto sia vero o no.
La maggior parte delle volte, non so dare una risposta.
La mia risposta tipica è: be' non è proprio così; ancora non è chiaro come o perché tuttavia ci sono buoni indizi....ecc.
Anzi, spesso la mia risposta è un semplice NO! Al che loro mi chiedono: se non è così, allora com'è? E di nuovo la solita risposta vaga che appare tutto tranne che "vera".
E' così che spesso scherzando mi dicono: a Ferazza', tu leggi questo e quello, ti dai tante arie da scienziato; però alla fine com'è che non sai un cazzo? E la discussione "seria" finisce così con una risata.
Questa domanda in realtà nasconde la causa della progressiva sfiducia delle persone nei confronti della scienza, e secondo me è la chiave, il motivo per cui la scienza non è compresa in fondo dal grande pubblico.
Da che mondo e mondo l'uomo si pone delle domande su quello che ha intorno in cerca di risposte. Un tempo l'uomo aveva solo la vista, quindi l'osservazione, e la sua mente, con cui poteva speculare e darsi le risposte alle domande che cercava. E la cosa sembrava funzionare piuttosto bene: la filosofia e la logica facevano il loro lavoro come si deve. Le verità che si estrapolavano erano verità "FORTI" apparentemente.
Poi ad un certo punto nacque il metodo scientifico sperimentale e la tecnologia fece dei progressi da gigante: a questo punto l'uomo aveva dei nuovi strumenti con i quali porre le domande, indagare la natura; solo che cominciò ad accadere qualcosa di inaspettato...
Ogni risposta nuova, andava a rodere in parte le fondamenta di quelle antiche verità, e come se non bastasse ogni risposta si portava con se nuove domande.
Le nuove verità erano quindi più deboli e le cose che non conoscevamo invece di diminuire ad ogni nuova risposta che trovavamo, aumentavano. Più andavamo avanti da un punto di vista scientifico e tecnologico, più ci rendevamo conto di quanto le cose fossero in realtà più complicate e di quanto fossimo ignoranti.
Le cose, purtroppo o per fortuna (io dico per fortuna, sai che noia se già conoscessimo tutto...) stanno ancora così. E da una parte è più facile dire cosa non sia una cosa, piuttosto che cosa essa sia.
La verità è che non abbiamo verità così forti da poter dire in modo certo come stanno le cose. E' un fatto incontrovertibile questo, e alla fine tutti, compresi gli scienziati deterministi più accaniti, devono sbatterci il grugno. E la mia non vuole essere una giustificazione al fatto che spesso non so dare risposte a delle apparentemente semplici domande che mi vengono poste.
Capire questo concetto significa capire davvero la scienza; e sono sicuro che una volta che lo capirete, non potrete non innamorarvi di essa.
Vi lascio infine un link: è un video di una conferenza TED di un professore, un neuroscienziato, Stuart Firestein. Se con le mie parole non sono stato chiaro, sono abbastanza convinto che lui vi farà comprendere quello che voglio dire.
http://www.ted.com/talks/stuart_firestein_the_pursuit_of_ignorance.html
http://on.ted.com/Firestein
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