Crisi economica globale, guerre, smarrimento, perdita di valori... in una parola caos! Non fa per me, a me piace l'ordine, la simmetria delle cose; ma soprattutto mi piace la verità, o almeno è quello che cerco.
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domenica 20 ottobre 2013

E' NATURALE? Cosa vuoi che faccia?!





Classico esempio di pubblicità ispirata al naturale...
Quante volte vi è capitato di sentire queste parole? Scommetto che anche voi qualche volta siete cascati in questo tranello...
La nostra società è la società del benessere: l'aspettativa di vita media è molto alta e sta salendo sempre di più tant'è che chi sta nascendo in questo momento ha un aspettativa di vita di oltre 100 anni! Invecchiamo più lentamente in modo qualitativamente migliore rispetto a 50 anni fa, tant'è che quando i miei genitori avevano la mia età si rivolgevano ai cinquantenni come oggi io mi rivolgo ai settantenni. Oggi a 50 anni ci si sente dei pischelli: i figli sono ormai abbastanza grandi da pensare a loro stessi la maggior parte del tempo, il lavoro è ingranato, e si ha tanto tempo a disposizione. Alcuni lo usano per tornare a fare quello che facevano da giovani, vanno in discoteca, magari con i loro figli o con le loro figlie (quante mamme escono con le proprie figlie?). Altri invece, decidono di salire per la prima volta nella loro vita su una bicicletta da corsa; altri ancora si allenano per partecipare ad una maratona...
Al di là delle motivazioni che spingono queste persone a compiere queste gesta - paura di invecchiare, voler dimostrare a tutti i costi di valere ancora qualcosa, di non essere uno scarto della società; dimostrare ai giovani che la loro pelle è cara da vendere - sicuramente cose del genere erano impensabili fino a qualche decina di anni fa.



Come il cittadino medio crede vengano preparati i rimedi naturali...



Come vengono preparati per davvero.



Dicevo, viviamo nella società del benessere. La maggior parte del benessere di cui godiamo lo dobbiamo al progresso scientifico e quindi tecnologico che ne consegue. Progresso che nel secolo passato ha fatto dei passi da gigante senza esagerare, di più. La velocità dei trasporti, la facilità di accesso alle risorse, il web, la democrazia, la disponibilità di farmaci oserei dire "miracolosi" hanno fatto si che l'uomo potesse addirittura scordarsi di cosa significasse sopravvivere. Eppure non tanto tempo prima le persone morivano come mosche: bastava una ferita alla gamba e te ne andavi per una setticemia; la tubercolosi mieteva moltissime vittime sopratutto negli ospedali con delle epidemie che potevano colpire tutti i degenti; la gravidanza era una pratica rischiosissima ed avere un fratellino morto durante il parto era piuttosto normale; i vaccini non erano disponibili e malattie come difterite e poliomielite scatenavano il panico. Solo i nostri nonni o chi di noi ha più di 70 anni portano dentro di loro le memorie di questi fatti.
Questo benessere dura da talmente tanto che ad un certo punto, qualcuno di noi si è convinto che il benessere non sia l'epifenomeno del progresso scientifico e tecnologico, frutto del lavoro delle menti più brillanti del pianeta, ma semplicemente la condizione naturale dell'uomo. L'uomo nascerebbe naturalmente sano, e la malattia è un evento accidentale, un intralcio, che ostacola il nostro naturale vivere in salute.
Poveri ingenui: non solo dimostrano di non avere la minima conoscenza della biologia; di sicuro non sanno neanche cosa sia la selezione naturale e figuriamoci l'evoluzione! Sebbene siano passati diversi secoli c'è ancora qualcuno che è convinto che l'uomo sia al centro del mondo e che tutto giri intorno a lui! Ormai anche la Chiesa ha issato bandiera bianca...
Contestualmente a questi visionari in preda a chissà quali fumi sono comparsi i "nuovi anarchici" (probabilmente sono le stesse persone), quelli contro il sistema; quelli che "il sistema è corrotto"; quelli che "le case farmaceutiche sono in combutta con le case petrolifere e con le grandi multinazionali del tabacco per conquistare il mondo!"; quelli che "i farmaci non ti guariscono e non ti fanno stare bene, anzi ti fanno ammalare e ti rendono schiavo del sistema, che è corrotto e che è in mano alle grandi multinazionali che se lo spartiscono!"

Ed è così che rispuntano fuori i rimedi naturali, gli integratori, sostanze derivate ed estratte direttamente dalle piante senza processi chimici e quindi naturali e sani, da usare al posto dei "classici" farmaci (come se i farmaci esistessero da sempre...) prodotti nei laboratori chimici delle case farmaceutiche. Questi rimedi si rifarebbero a tradizioni che si perdono nel passato, trasmesse da nonna a mamma a figlia , e quindi attingono da una chissà quale "saggezza antica" (altro tema pre-copernicano come quello dell'antropocentrismo).
Ovviamente questo processo è stato lento e a più gettate, variegato da mille sfaccettature: è stato un attacco a più fronti. E sebbene la maggioranza della popolazione non crede ai complotti mondiali e si curi in modo "classico", il virus ha comunque fatto i suoi danni.
Ci sarà allora la persona che a partire da ottobre comincia a bombardarsi di vitamina C perché stimola il sistema immunitario e protegge dai raffreddori e dall'influenza (devo commentare?); oppure chi si spacca il fegato con integratori a base di vitamina A ed E per combattere i radicali liberi (questo è il link dove ne parlo); alcune mamme prepareranno le più strane tisane ai loro bambini; o li caricheranno di granuli omeopatici perché non fanno male ma la farmacista mi ha detto che fanno tanto tanto bene.
Tutto questo si traduce in un mercato che in Europa vale la bellezza di 2000000000 (due miliardi!!!) di euro l'anno, con una stima mondiale di almeno otto miliardi di dollari annui. Non male però! Sono un bel po' di soldini è?
La cosa più fantastica di tutto ciò è che sebbene tutti questi intrugli vengano usati dal cliente come fossero una medicina alternativa, ognuno quindi con le sue indicazioni ufficiose, per la legge sono degli alimenti. I rigorosi controlli effettuati sui farmaci non sono di casa in questo settore. Tant'è che molte case farmaceutiche hanno visto il business e hanno creato le loro aziende con marchio diverso che vendono i vari integratori alimentari, preparati erboristi o come si chiamano.

Ora non è mia intenzione bocciare in toto queste sostanze, alcuni prodotti sono efficaci e funzionano tanto quanto l'equivalente farmacologico, che comunque presentano dei vantaggi in termini di costo, produzione, sicurezza. Il problema non è tanto sulla sostanza, ma su come quella sostanza dalla pianta arrivi nella tua bocca.
Controlli meno accurati significano un prodotto di qualità inferiore, fino a significare addirittura prendere una cosa per un altra.  Potrebbe accadere che un'azienda di integratori alimentari7rimedi/ecc., per far si che il suo prodotto sia efficace, aggiunga al prodotto una certa quantità della sostanza farmacologica che ha proprio quegli effetti desiderati. In questo modo il prodotto funziona, apparentemente è naturale - quindi sano e privo di effetti collaterali - e le vendite esplodono!




Questa simpaticissima ranocchia delle dimensioni di un unghia ha tanto
 veleno naturale sulla sua pelle da uccidere una decina di persone...




Ecco a voi il naturalissimo cobra, che con un morso
può uccidere una mucca. Il suo veleno è la cosa più
naturale che possa immaginare, eppure...


Questa pratica è ben nota sia agli enti garanti sia alle aziende, e prende il nome di adulterazione.
Vediamo meglio cosa sono questi adulteranti allora:

Gli adulteranti sono sostanze che possono essere aggiunte intenzionalmente al prodotto per aumentare la massa del prodotto, per ridurre i costi di manifattura o per qualche altro motivo illegale, ad esempio per aumentare l’efficacia del prodotto. Le sostanze aggiunte non vengono elencate in etichetta poiché non ci sono dei controlli mirati. Vari e non dichiarati composti sono stati trovati in prodotti marchiati. Nei “supplementi dietetici”, per esempio, sono stati inclusi anticoagulanti, anticonvulsivanti, antinfiammatori tipo FANS, betabloccanti.
Altre sostanze adulteranti riguardano quelle impiegate per la perdita di peso (come l’efedra) o per la crescita muscolare come gli steroidi anabolizzanti che colpiscono il sistema cardiovascolare, la salute mentale e sono associati con un aumento del rischio di cancro.
Segnalazioni di aggiunte fraudolente vengono registrate comunemente negli stati membri dell’Unione Europea. Per smascherare le adulterazioni occorre un attento lavoro di analisi. I sofisticatori conoscono bene le metodologie applicate dall’autorità predisposte al controllo; adottano di conseguenza, strategie per non essere scoperti.
I controlli devono essere mirati e rapidi nell’azione: spesso i produttori quando sanno che stanno per essere scoperti, ritirano dal mercato tutti i lotti adulterati, rimpiazzandoli con lotti privi di addizionanti di sintesi, per risultare puliti durante l’ispezione.
Nel maggio 2013 il NRW CENTRE FOR HEALTH, L7G.NRW di Munster Germania ha segnalato attraverso un sistema denominato HMA WGEO  RAPID ALERT, la commercializzazione su internet di un prodotto classificato come medicinale in Germania, classificabile anche come integratore alimentare, con effetti dimagranti denominato “Pure Caffeine 200 mg”. Prodotto in forma di compresse è stato analizzato in Germania e contiene 296 mg di DNP (2,4 – dinitrofenolo). Il DNP è una sostanza utilizzata come brucia grassi altamente tossico. La dose letale è di 1000 - 3000 mg (circa 4 – 10 compresse) e da luogo ad accumulo nell’organismo. Nel 2008 sono stati riportati casi di morte dopo un consumo di 600 mg/giorno per quattro giorni.
Non si conoscono antidoti salva vita e non è possibile salvare il paziente dopo intossicazione con una dose letale. Questo è un esempio della pericolosità degli integratori vegetali, dovuta alla sofisticazione; non è da sottovalutare comunque la pericolosità intrinseca.

Spaventoso é!

Ora voglio parlarvi del caso più interessante, emblematico direi, di adulterazione.
Tra i molti casi di adulterazione, sostituzione di prodotti, modifiche, tutti casi tendenti all’aumento dell’efficacia, il caso Jinshenkang appare molto interessante ed è un esempio significativo per indirizzare il consumatore finale, verso un utilizzo più consapevole e sicuro di prodotti erboristici.
Molti pericoli derivano dalle modalità di impiego di questi prodotti, e dall’idea che un prodotto erboristico sia totalmente sicuro.
Tuttavia come accennato, le sostanze naturali possono essere pericolose.
Nel frattempo dai report di vigilanza è emerso che un grande pericolo nasce dall’uso di sostanze naturali  associate a sostanze di sintesi.
I produttori disonesti usano cambiare spesso la composizione giocando sul fattore velocità. Un occhio esperto, studiando l’HPTLC è in grado di raccogliere indizi di adulterazioni, portando avanti ulteriori studi.
Come è noto la maggior parte dei problemi è generato dai prodotti reperibili su internet.
Le alternative naturali al Viagra, per trattare l’impotenza, si acquistano con facilità. Ci sono stati casi emblematici di adulterazioni intenzionali.
Lo studio effettuato sul prodotto denominato “Jishenkang”, o the sessuale, ha analizzato il prodotto ampiamente reperibile su siti internet.


Eccolo qui il famosissimo the sensuale Jinshenkang!


Il prodotto composto da erbe, promette una rapida risoluzione di problematiche di natura sessuale, sia per maschi che per femmine, senza alcun effetto collaterale.
La composizione studiata è caratterizzata da diverse piante considerate afrodisiache, inoltre contiene il ginseng asiatico.
In Spagna dove è stata effettuata una prima analisi, il prodotto è risultato privo di adulterazioni. Contrariamente studi di HPTLC mostravano una grande macchia sospetta a 366 nm sotto la lampada UV.



Comparazione tra Jishenkong e inibitori delle fosfodiesterasi  peniene.



Il suo valore RF era molto simile a quello del sildenafil e vardenafil, inibitori delle fosfodiesterasi-5, approvati come farmaci per il trattamento dell’impotenza e disfunzione erettile. La sensibilità dell’analisi  HPTLC, aveva escluso queste sostanze, anche l’analisi  densitometrica  ha mostrato differenti assorbimenti UV.
Procedendo con una semplice estrazione con acetato di etile, è stata possibile la rimozione della sostanza dalla composizione. Questa sostanza nello spettro  NMR è stata identificata come thiosildenafil.

L’analisi del prodotto nel 2008 evidenziava la presenza di sildenafil (Viagra) ; l’analisi  del prodotto nel 2009  ha portato l’attenzione sulla presenza di thiosildenafil, che si differenzia nella struttura, rispetto al sildenafil  per uno zolfo al posto di ossigeno: questo stratagemma è stato volontariamente eseguito per bypassare i controlli.
Sildenafil, vardenafil e tedanafil, tutti inibitori di PDE-5 ,sono stati approvati come farmaci anti-impotenza per il trattamento delle disfunzioni erettili. Sono farmaci prescrivibili solo dal medico e somministrabili sotto supervisione medica.
Sostanze naturali contaminate, possono dunque generare gravi problemi di salute, come compromissione della funzione cardiocircolatoria. Secondo le conoscenze attuali, ben 8 sostanze, derivate dalle molecole classiche inibitori di PDE-5, ma con struttura modificata in piccola parte, sono state sintetizzate per eludere i controlli (tra cui il tiosildenafil), e risultano circolanti liberamente nel mercato.


Ecco, questa è la realtà dei rimedi naturali. Non ho altro da dire.
Ognuno è libero di tirare le proprie conclusioni.



PS.
Devo assolutamente ringraziare il mio amico Alessandro Garufi che mi ha messo a disposizione la maggior parte del materiale senza il quale questo articolo non sarebbe stato possibile. 


mercoledì 16 gennaio 2013

Medicine alternative



Su Internet ho letto la storia di un ragazzo di nome Michele. Una persona pragmatica che non credeva ai rimedi naturali. In un periodo di profonda depressione la sua fidanzata lo convinse ad abbandonare il suo scetticismo e a permettere a un loro amico di provarlo a guarire con il reiki. Il racconto di  Michele della seduta di reiki è impressionante. Dice che mai si era sentito così abusato e sfruttato nella sua vita. Era lì, nel suo momento più sfortunato, a subire ciò che percepì come il peggior tipo di  spazzatura auto indulgente ed egocentrica. Si sentì abusato nel peggiore dei modi, solo per gonfiare quella che riconobbe essere, in quel momento, l'autostima, distorta e dipendente dagli altri, del terapeuta che aveva bisogno del titolo di guaritore per sentirsi soddisfatto. Questo evento ha fatto riflettere Michele su quanto facilmente uno possa soccombere all’assurdità quando è in difficoltà, e sulla moralità dell'industria delle pozioni miracolose di oggi, che sfrutta la debolezza del disperato e che si aggrapperebbe a qualsiasi cosa pur di guadagnare. È una disgrazia essere ammalati, e accettiamo felicemente assurde offerte di rimedi di cui in altri casi rideremmo. 

La maggior parte delle malattie terminali non comporta un semplice peggioramento quotidiano dei sintomi, fino alla morte. Esse fluttuano: ci sono ricadute e miglioramenti che danno sollievo al peggioramento generale. In alcuni casi la malattia potrebbe pure scomparire per un lungo periodo di tempo. Quando una persona che soffre di una malattia del genere si sentirà abbastanza disperata da far ricorso a trattamenti infondati e speculativi? Quando sarà in un punto molto basso. Questo è il punto dove avrà più probabilità di trovare un trattamento inutile, spinta dalla disperazione. Comunque, chiunque si trovi in un punto basso dell'onda fluttuante di una salute progressivamente in declino, è probabile che vivrà un periodo di miglioramento nell'immediato futuro. A qualsiasi inutile trattamento preso  in quel momento, verrà attribuito il merito del miglioramento, quando molto verosimilmente non ha avuto nessun ruolo. Ugualmente alcune terapie, come quelle chemioterapiche, di solito comportano che il paziente non stia bene durante il ciclo di cure ma poi stia meglio e si spera che il tumore si riduca e svanisca alcune settimane dopo la fine del trattamento. Non è insolito che un paziente decida che la chemioterapia non abbia funzionato, dato che si è sentito terribilmente male e non ci sono stati miglioramenti durante il trattamento, e decida di trovare in seguito qualche cura alternativa che naturalmente promette di essere dolce. Successivamente, quando dopo alcune settimane gli effetti della cura ufficiale inizieranno a manifestarsi, il paziente affermerà di sentirsi benissimo, addirittura di aver la speranza di esser guarito. Tuttavia, questo miglioramento potrebbe essere ingiustamente attribuito alla cura alternativa, somministrata in quel momento, e non agli effetti reali della chemioterapia. Il pericolo ovviamente è che il paziente possa giungere ad affidarsi a questi rimedi  inefficaci a scapito di cure collaudate. Dopotutto, se i metodi tradizionali non sono in grado di arrestare il terribile declino, perché non rivolgersi a trattamenti alternativi? E se sembrano funzionare perché non rivolgersi esclusivamente a questi? In Italia la spesa annuale nel mercato della medicina alternativa si aggira attorno ai 2 miliardi di euro. Mentre i farmaci sono sottoposti a controlli rigorosi prima che ne venga ammessa la vendita, i prodotti alternativi non lo sono. Se hanno la possibilità di rivendicare risultati che sono falsi o che non possono essere dimostrate, dovrebbero essere anche loro sottoposti alla regolamentazione? Al di là dei trattamenti alternativi che si offrono ai malati terminali, ci sono un sacco di rimedi alternativi su cui gente relativamente  in salute scommetterebbe. Ognuno sa o conosce qualcuno che sa grandi storie sulla loro efficacia. Tipicamente, potreste avere sofferto di un brutto raffreddore, e sembrava che le medicine e le pillole tradizionali non funzionassero. Una vostra amica vi ha raccomandato un grandioso rimedio a base di erbe che lei stessa ha usato con risultati efficaci, così avete deciso di fare una prova il secondo giorno di raffreddore ed iniziate ad usarlo, e il terzo giorno il raffreddore è scomparso. Avendo tralasciato il fatto che probabilmente il raffreddore se ne sarebbe andato comunque in un paio di giorni, siete rimasti impressionati, e con lo stesso entusiasmo, raccomandate il rimedio a base di erbe ai vostri amici. Rimedi del genere sono stati sottoposti a test il più possibile neutrali per vedere se in realtà abbiano qualche effetto, rispetto al placebo, e ogni volta i risultati dimostrano che non ne hanno.

Come è possibile testare queste cose in modo neutrale?

La prima cosa è capire che una singola esperienza non ha valore universale; prima dobbiamo raccogliere molte persone nella stessa condizione e vedere la percentuale di loro che trova aiuto nel rimedio alternativo. Ad ogni modo, non è del tutto neutrale confrontare gli effetti del trattamento alternativo con quelli di nessun trattamento, a causa dell'interferenza della cosiddetta risposta placebo. Così, a metà del gruppo sarà data una pillola di zucchero, inattiva, inefficace, detta placebo, e all'altra metà verrà somministrato il trattamento vero. Molto importante, nessuno dei partecipanti sa se è nel gruppo del trattamento o nel gruppo di controllo. Ora, contrariamente alle accuse esagerate fatte dai new age, cioè che gli scienziati siano sbilanciati, che facciano finta di non vedere l'efficacia dei loro trattamenti, gli scienziati fanno un passo in più quando conducono questi esperimenti, per rimuovere la possibilità che le loro personali preferenze possano consapevolmente o inconsapevolmente viziare la neutralità del test. La scienza cerca proprio di uscire dai pregiudizi che ne derivano dalle esperienze individuali per entrare nella realtà di ciò che funziona davvero. Quindi i test sono fatti in doppio cieco, il che significa che non solo i pazienti non sanno a quale gruppo appartengono, ma nemmeno gli scienziati lo sanno. Solo il computer che ha casualmente diviso i gruppi in due sa chi è chi. Vediamo ora un'occhiata ai risultati: nel gruppo di controllo c'è stato un miglioramento quantificabile, causato solamente dall'aspettativa di migliorare per aver preso una pillola, o causato da una naturale variabilità dei sintomi. Ci aspetteremo pure che circa lo stesso numero di soggetti del gruppo trattamento sia migliorato per la stessa ragione, l'effetto placebo, anche se nessuna delle affermazioni fatte dai terapeuti alternativi è vera. Il punto è, nel gruppo sottoposto al trattamento reale è maggiore il numero di persone che migliora? La risposta, un'altra volta ancora, è no. I risultati dei due gruppi sono circa sempre gli stessi. Questi rimedi, al di là di quello che si dice, sono efficaci quanto il placebo. La risposta dei seguaci della medicina alternativa è dire qualcosa del tipo: be’, non sorprende che non li superino. La scienza cerca sempre di spiegare qualcosa di bello prestabilito che però non sempre è adatto. Questi rimedi non sono adatti al metodo basato sui fatti. Non funzionano durante i test scientifici perché i test scientifici sono la maniera sbagliata per verificarne l'efficacia. La lamentela che questo non si adatta al modello scientifico si sente solo quando il rimedio non supera il test. Semmai il test fosse stato superato, i paladini della medicina alternativa non sarebbero stati così sbrigativi. Vi si sarebbero aggrappati e avrebbero gridato fino ai cieli che la scienza ha approvato le loro affermazioni. I test scientifici verrebbero riconosciuti immediatamente come validi.

Cosa significa comunque che non si adatta al metodo oggettivo basato sui fatti? Viene seriamente dichiarato che i fatti e l'oggettività non hanno nessun ruolo nel decidere se valga o meno la pena di fare dei trattamenti. Come possono essere i fatti irrilevanti? Se utilizziamo solo fatti soggettivi come possiamo decidere realisticamente quando qualcosa è efficace? Una cosa funziona o non funziona e ci sono modi buoni e cattivi per vedere se funziona o no. Modi sinceri e modi incerti, modi curiosi e modi inutili. L'omeopatia è un rimedio molto popolare che pure non passa i test. La mancanza di un sostegno reale, non di parte, per l'omeopatia, non dovrebbe sorprenderci. Essa è stata inventata nel 18º secolo ed è basata sull'idea che il simile può essere curato dal simile. I rimedi omeopatici consistono in soluzioni diluite di sostanze che essere prese in dosi pesanti determinerebbero proprio il disturbo di cui soffre il paziente. La logica dell’ omeopatia è che più la dose è debole, più è efficace. A causa di ciò, i rimedi vengono solitamente diluiti a tal punto che non si può trovare traccia dell'importante sostanza in questi. Ma se non c'è nulla della sostanza vitale come può avere un qualche effetto? Da ogni punto di vista che non sia quello della vera fede, questa è evidentemente una nozione ridicola. Tuttavia l'effetto placebo e una scorretta comprensione della variabilità talvolta possono farla apparire efficace ad alcune persone. Nel caso dell'omeopatia, il fatto che i rimedi siano diluiti al punto da diventare acqua pura rende difficile confrontarli con un placebo in attivo. Anche il placebo inattivo, sicuramente, dovrebbe essere acqua. Ma ci sarebbero, nell'acqua più pura, più molecole randagie di quelle desiderate in una dose omeopatica. Qualsiasi omeopata che realmente creda nella propria teoria dovrebbe lavorare di gran lena dall'alba al tramonto. Dopo tutto se i test in doppio cieco fossero sempre e costantemente positivi, vincerebbe un Nobel non solo per la medicina ma anche per la fisica. Avrebbe scoperto un principio nuovo di zecca della fisica, forse una nuova forza fondamentale dell'universo. Con una prospettiva del genere di sicuro gli omeopati dovrebbero saltare gli uni sugli altri presi dall'ansia di essere i primi ad arrivare in laboratorio, correndo come degli alternativi Watson e Creek per reclamare questo scintillante incoronamento scientifico.

Ehm, in realtà no, non lo fanno. Può essere che non credono nella propria teoria, dopo tutto?

Nel caso dell'agopuntura, è anche difficile costruire validamente dei test in doppio cieco. Quando si tratta di infilare gli aghi in una persona, non c'è un modo fasullo di somministrare il test al paziente di controllo che non sia quello di posizionare aghi in punti che non corrispondono ai punti meridiani stabiliti dai terapeuti. Il punto è che per inserire gli aghi nei punti sbagliati bisogna sapere quali sono quelli giusti quindi essere un terapeuta, quindi non rispettare l'imparzialità del doppio cieco. Alcuni casi hanno in realtà ha dimostrato che la agopuntura è più efficace della somministrazione del placebo. Tuttavia, in questi esempi, i pazienti soffrivano di malattie conosciute come placebo reattive. Nessuna differenza viene trovata quando i test sono su malattie placebo non reattive. Da questo si può dedurre che il tentativo di test in doppio cieco non è efficace e che vi è una risposta placebo alla vera agopuntura che è molto più forte di quella innescata dalla somministrazione fasulla. Dato che essa è migliore del placebo solo quando la malattia è placebo reattiva è lecito dire che la agopuntura è probabilmente un puro placebo.


Un mio amico mi ha raccontato di una sua visita da  un terapista di chinesiologia applicata. In una seduta di chinesiologia, il paziente distende il proprio braccio in avanti e lo spinge verso l'alto contro la mano del terapeuta, che a sua volta cerca di spingerlo verso il basso. Poi il terapeuta seleziona una serie di cibi, e li porge al paziente. A un certo punto, dopo aver preso una delle sostanze, il paziente scopre di non essere in grado di far forza efficacemente contro il braccio ed è quindi obbligato a cedere. Questo è il test. Dimenticando per un momento quanto ridicolo possa sembrare, noi siamo invitati a leggerlo come la dimostrazione di qualche tipo di intolleranza alimentare. Poi al paziente viene consigliato di evitare quel cibo o ingrediente, al fine di curare o migliorare la propria malattia. Ecco un esempio di test a doppio cieco sulla chinesiologia: i chiropratici presentano, come esempio migliore, una dimostrazione che credevano mostrasse che il corpo umano potesse rispondere alla differenza tra glucosio, uno zucchero cattivo, e fruttosio, uno zucchero buono. La differente risposta era una verità assoluta per i guaritori alternativi, sebbene non ci fosse nessuna garanzia scientifica. i chiropratici fecero sdraiare i volontari sulla schiena e fecero loro alzare un braccio in verticale. Dopo misero una goccia di glucosio sulla lingua del volontario. Il chiropratico poi, tentò di spingere il braccio del volontario verso il basso mentre il volontario trovava a resistere. I chiropratici affermano che il paziente aveva riconosciuto il glucosio come zucchero cattivo. Dopo che la bocca del paziente venne sciacquata e dopo che fu posta una goccia di fruttosio sulla sua lingua, e in quasi tutti i test, il paziente riusciva a resistere al movimento verso l'abbassamento del braccio del chiropratico. Il corpo aveva riconosciuto il fruttosio come zucchero buono. Successivamente un'infermiera portò un gran numero di provette, ognuna delle quali era marcata con un numero segreto, in modo che non si potesse sapere quali provette contenessero fruttosio e quali glucosio. I test sul braccio vennero ripetuti, ma questa volta in doppio cieco, né i chiropratici né i volontari e nemmeno gli osservatori sapevano se la soluzione che veniva applicata sulla lingua del volontario fosse glucosio o fruttosio. Come prima alcune volte i pazienti erano in grado di resistere e altre no. Successivamente l'infermiera tornò con la chiave di lettura dei codici. Non c'era nessuna connessione tra l'abilità di resistere e il fatto che al volontario fosse stato dato lo zucchero buono o quello cattivo. Quando furono annunciati i risultati, il chiropratico disse: vedete, è per questo che non eseguiamo più test in doppio cieco, non funzionano mai! Come ho detto prima, se può essere dimostrato senza dubbio e ripetutamente che un mezzo o una medicina alternativa funzionano, allora cessano di essere alternativa e diventano medicina.

 La corteccia del salice per esempio è un classico antidolorifico alternativo. Gli scienziati videro che funzionava indubbiamente ripetutamente, così cercarono cosa c'era nella corteccia del salice provocava   una diminuzione del dolore. Scoprirono nel 1838 ch era l'acido salicilico della corteccia che serviva allo scopo. Una forma sintetizzata di questo è l'acido acetilsalicilico, meglio conosciuto come aspirina. Medicina ortodossa non significa altro che medicina di cui può essere dimostrata sicuramente l'efficacia. Una difesa debolissima ma che riesce essere molto affascinante della medicina alternativa è che usa dei principi che sono stati presenti per lunghi periodi in culture che non siamo in grado di comprendere. Il fatto che una medicina fosse presente centinaia di anni fa non è una prova della sua efficacia. Un'occhiata alle zone sottosviluppate del mondo da cui provengono queste medicine rivela culture che reclamano l'introduzione dell’efficace medicina occidentale. Un ugandese che sta morendo di tubercolosi dovuta all'AIDS non vuole essere curato con i rimedi naturali dei suoi avi; vuole una siringa sterile piena di antibiotici, e dopo vuole partecipare al protocollo delle 16 pillole al giorno che, nell'Occidente, gli darebbe qualche speranza nel tenere sotto controllo l'AIDS. Nella sviluppata Cina, dove si potrebbe immaginare che sia comune l'uso dell'agopuntura ed i rimedi del genere, solo il 18% delle persone fa uso di tali medicine tradizionali, nonostante siano ampiamente disponibili. I rimedi tradizionali sono magnifici se vivete in Occidente e avete bisogno di affrontare cose non più gravi di eruzioni cutanee, intestino irritabile o attacchi d'ansia, e se avete una moderna farmacologia su cui ripiegare le cose si complicano, ma sono inutili contro le malattie che quotidianamente uccidono e menomano gli abitanti dei paesi da cui provengono questi rimedi. Il paladino occidentale delle medicine alternative è colpevole di una visione profondamente paternalistica dell'oriente se in modo credulone si aggrappa all'idea di una tradizione di saggezza insita negli arcani rimedi ancestrali.

martedì 15 gennaio 2013

Scienza e Relativismo


Negli anni 60, un antropologo chiamato Clifford Geertz segnò la strada verso la multiculturalità essendo il  primo e il principale studioso a parlare di culture tribali per quello che erano, invece che come curiosità esotiche e primitive. La chiave stava nel ritenere validi i valori di una cultura diversa né più né meno di quelli di un'altra, distaccandosi dalla sdegnosa filosofia coloniale. Nel tempo, mentre scivolavamo nel post modernismo, si sviluppò una sorta di feticismo perché si riteneva che tutta la realtà fosse relativa. La verità e gli ideali erano considerati come semplici prodotti del proprio sistema di valori, e suggerire che una convinzione fosse in qualche modo migliore o più valida di un'altra veniva bollato come fuori moda o melodrammatico; alla peggio fu trattato come un abuso simbolico. Questo  relativismo, estremo opposto al fondamentalismo ed efficace mezzo di promozione di ideologie pericolose prive di fondamento nel suo trascurare il valore dell'evidenza, tutti riccamente rivestiti da strati di linguaggio oscuri all'uomo, come se, un fraseggio perennemente impenetrabile fosse la prova necessaria di un pensiero superiore. La gran parte della letteratura sociologica sull'argomento considera il tutto come un asfissiante esercizio onanistico. Dal momento che tale isteria ermeneutica si è radicata nella nostra psiche, la scienza ha iniziato a crearsi una cattiva fama. Il sapere scientifico iniziò ad essere visto come un ulteriore esempio di insieme di valori soggettivi e personali, questa volta appartenente agli scienziati e quindi mero prodotto dei loro valori. La scienza fu ritenuta valida né più né meno delle credenze non scientifiche degli eccentrici sostenitori della corrente new age. E potrebbe non sembrarti sbagliato: di certo evidenziare che uno scienziato ha le sue convinzioni proprio come le ha un guaritore psichico, e che non si devono considerare valide le une e non valide le altre, sembra essere un approccio equo e illuminato. Allo stesso tempo, si potrebbe aggiungere che l'ateo è sicuramente tanto religioso quanto il cristiano, nel senso che ha adottato una serie di convinzioni alle quali scegliere di conformarsi rigorosamente. Sebbene possa essere una tentazione brillante fare questa rivendicazione, si tratta di un'affermazione assurda, tanto quanto è privo di logica dire che un cristiano è un tipo ateo. Avere un insieme di convinzioni sulla religione non è lo stesso che essere un vero credente. Che ne resta quindi dell'oggettività? Se la verità è relativa, cosa ne resta dell'oggettività? Non esiste altro al di fuori dei nostri valori e percezioni? Il muro che ho di fronte è sempre lì anche se non riesco a vederlo? C'è mai stato un muro? Benché possa sembrare un esercizio mentale affascinante per gli studiosi di filosofia, io forse sono ingenuamente felice di applicare il più utile schema mentale secondo il quale è molto probabile che il muro resti lì dov'è anche se io non riesco a vederlo, e agire di conseguenza (ossia non andandoci a sbattere). Parimenti, suppongo che la maggior parte dei teorici post moderni sia felice di accettare il fatto che la scienza abbia una qualche validità oggettiva in relazione al mondo reale quando prendono gli aerei che li portano alle loro conferenze. Ovviamente è molto più sensato, utile e preferibile considerare la percezione che hanno le persone di ciò che è giusto e di ciò che è sbagliato, in tandem con i valori derivati dalla loro educazione e cultura. Allo stesso modo, ci sono naturalmente scienziati e atei che sbagliano proprio come qualsiasi altro essere umano e che pensano in modo pesantemente ottuso.

 

Ma prima di andare oltre ci sono alcune cose che dobbiamo tenere a mente: prima di tutto, è compito del credente fornire le prove di ciò che afferma, non è compito di chi non crede provare che il credente è in errore. Per tornare a Bertrand Russell, non posso provare in maniera certa che non ci sia una teiera in orbita attorno alla terra, e non dovrei sentirmi in dovere di farlo solo perché tu affermi che ce ne sia una. Se tu ci credi, e vuoi che anche io ci creda, sta a te dimostrarlo. E si dà il caso che io possa volere una prova migliore della tua semplice affermazione ci credo perché lo so nel profondo del mio cuore. Se non mi credi, prova a dimostrare qualsiasi negazione e vedrai che presto finirai per restare impantanato. Supponi io voglia farti credere che c'è un topo verde in casa mia. Sta a me scovarlo e mostrartelo; tu non saresti mai in grado di dimostrare che non si sia un topo verde da me. Potresti cercarlo e rivoltare casa mia ma potrebbe sempre nascondersi da qualche altra parte in cui non hai riguardato. Non puoi provare che non esiste. Sarai disposto a credere che il topo verde ci sia quando alla fine ne hai una prova inequivocabile, e non soltanto perché qualcuno ti dice che c'è; tuttavia non hai la mentalità così ristretta da presumere che non sia così o da andare a chiederne una prova evidente. Si tratta di sano scetticismo. Mostrami una prova oggettiva della tua straordinaria affermazione e io ci crederò.

 

In secondo luogo, il metodo scientifico viene frainteso. Quasi tutto il pensiero meta scientifico, new age, antiscientifico, funziona partendo da un'idea e raccogliendo soltanto le prove a suo favore. È la ricetta garantita per confermare qualsiasi convinzione, e spiega la ragione del perché la gente sia pronta a credere alle cose più assurde. Ora, la stessa accusa viene fatta alla scienza. Pensiamo al caso di un omeopata, felice del fatto che i suoi metodi alternativi funzionino molto bene, e della scienza che ignora i molti successi da lui ottenuti e rifiuta di accettare che funzioni. Gli scienziati, è fuori discussione, hanno il loro modo di vedere il mondo, e cercano di spiegare tutto nei loro termini. Forse uno scienziato ha il suo modo di vedere l’aromaterapia, e chi la pratica ha il suo proprio modo olistico. Nessuno può dire che la spiegazione scientifica sia quella giusta. Inoltre, la scienza deriva dal lavoro dei singoli scienziati, i quali sono mossi da ragioni di profitto, corruzione o da una visione limitata, quindi come possiamo considerare come verità oggettiva ciò che dicono? Non potrebbe darsi che qualsiasi cosa sostenga la scelta adesso venga confutata in qualche modo nel futuro? Quindi, l'unica cosa che uno scienziato sa per certo non è forse che eventualmente potrà essere smentito in futuro? Per quanto possa sembrarmi ragionevole, ciò dimostra una reale fraintendimento del metodo scientifico. Fino a poco tempo fa, mi piaceva parecchio la logica di queste ultime domande e credevo che l'unica risposta possibile fosse, sì. Ma anch'io sono stato ingenuo nel considerare il reale funzionamento della scienza. Come abbiamo visto tutti noi siamo inclini a credere felicemente alla gran parte delle cose. Possiamo convincerci di tutto quello che vogliamo. Se credo che la terra sia sferica ma mio figlio crede che sia piatta, chi può dire chi di noi ha ragione? La risposta è una sola: prove evidenti. Mentre il pensiero non scientifico parte da una premessa e poi ricerca gli elementi a favore, il pensiero scientifico cerca costantemente di smentirsi. È solo questa la differenza sostanziale. Uno scienziato fa un'affermazione: a causa b. Invece che analizzare tutti i casi in cui a causa b, cerca invece di smentire che ha causi b. Ma se dopo rigorosi tentativi di dimostrare a se stesso che ciò è errato, sembra invece appurato che a causi b, allora pubblicherà i suoi risultati. Spetta ai suoi pari e contro pari verificare le sue scoperte. Probabilmente vorranno fare i loro esperimenti, per vedere se riproducono gli stessi risultati o se smentiscono che a causi b. Se quello scienziato ha condotto esperimenti sbagliati, o se si dimostra che i suoi risultati sono errati, la sua reputazione ne verrà gravemente danneggiata. Questo è lo scopo. Qualche volta il tempo dimostra che qualcosa è mancato, oppure uno scienziato poco etico, affamato di notorietà potrebbe procurarsi i risultati affrettati a far pubblicare a terze parti interessate prima di divulgarli nella comunità scientifica affinché vengano ulteriormente verificati. Oppure uno scienziato cercherà solo di confermare le sue supposizioni. Con aspettative simili, è facile fare errori e creare una scienza negativa. Tuttavia considera il procedimento: sebbene sia possibile sollevare accuse di inevitabili, quanto occasionali parzialità, questo criticismo deve essere applicato almeno altrettanto duramente al campo dell'alternativo verso chi non è mosso dal desiderio di vedere le cose con obiettività. Per quanto si possa essere generosi, di certo possiamo dire che la parte non scientifica, con l'enfasi che attribuisce alla fede, all'intuizione, o ai sentimenti, è destinata a contenere un livello di parzialità inevitabile che dovrebbe farci pensare due volte prima di scagliare quell’ accusa contro la comunità scientifica. Lo scopo della sperimentazione scientifica è quello di uscire dalla testa dello scienziato, con i suoi pregiudizi e valori, e vedere cosa sembra accadere nel mondo, con un certo margine di attendibilità, a prescindere dalle convinzioni o ideologie personali. Il metodo scientifico è l'antitesi del concetto di relatività secondo cui tutto dipende dai valori personali, o che il sapere scientifico equivale a qualsiasi altro sistema di convenzioni. Ecco qui un altro modo di considerarlo. La scienza è insolita nel suo essere  cumulativa. È un sistema che si costruisce nel tempo, nel quale vengono trattenute le informazioni utili, e scartate invece le idee che semplicemente non stanno in piedi, ed è basato sulla conferma delle conoscenze acquisite per mezzo di esperimenti. La scienza, come la tecnologia, è intrinsecamente progressiva e per definizione rappresenta il modello che può essere dimostrato funzionare meglio. Se qualcosa funziona, diventa scienza. Se si dimostra in modo attendibile che una parte della medicina alternativa funziona, allora cessa di essere alternativa. Diventa semplicemente medicina. È fondamentale capire tutto questo dal momento che viviamo in un periodo in cui aspetti fuorvianti del pensiero relativista sono presenti ancora attorno a noi e storie allarmanti, prive di fondamento scientifico, di frequente vengono riportate dai media. Gli scienziati sono dipinti come tirapiedi di grandi e malvagie aziende. E visto che il pensiero scientifico viene sommerso con troppa facilità dalle ondate del sentimento comune mosso da una cattiva informazione, spesso ci dimentichiamo l'importanza dei fatti basati su prove concrete (vaccini che fanno diventare autistici, vaccini che fanno ammalare, epidemie nascoste dai governi… chi più ne ha più ne metta).

Un po' di pazienza e arriveremo dunque. È questa incomprensione e mancanza di fascino della scienza a tormentarmi. L’illuminismo portò con sé l'ottimismo nei confronti della scienza cosa che ora è stata sostituita da una certa dose di paura. Ora siamo preoccupati del fatto che la scienza si stia insinuando in ambiti che non le competono, e ascoltiamo scienziati e leader religiosi discutere in televisione su cui controversi sviluppi del progresso. Benché più felici e sani che in passato, non abbiamo più lo spirito per le sperimentazioni e la curiosità. La diffusione del principio preventivo, usato dai verdi e predominante nella stampa, è un chiaro esempio di questa preoccupazione. È un'argomentazione utile per evitare che vengano messi in atto nuove politiche che gli ambientalisti sento non potrebbero essere dannose per l'ambiente molto spesso viene usata contro la questione controversa dell'agricoltura OGM. Il principio, malgrado sia difficile da afferrare, fondamentalmente afferma che se c'è anche solo un minimo rischi di pericolo nella implementazione di una nuova politica, allora quella politica dovrebbe essere stralciata. Meglio prevenire che curare. Sebbene questo tendenzialmente sia un ragionamento sensato dimentichiamo che tutto ciò che accade presenta sempre un certo margine di rischio. 

Questa è la domanda posta al direttore di Greenpeace nelle 1999 da una commissione scelta della house of Lords, in riferimento alle culture odierne:

domanda: la sua opposizione alle culture ogm, assoluta e definitiva, non potrà essere modificata in base ai risultati di nuove ricerche scientifiche?

Risposta: la mia è un'opposizione permanente e definitiva!

Una tale logica è priva della curiosità vitale per il progresso scientifico. Spesso può essere molto pericolosa.

 

Rachel Carson nel 1962 scrisse il famoso “primavera silenziosa”, dove espose i pericoli per l'ambiente dovuti all'uso del D.D.T. Affermava che fosse la causa del cancro al fegato e offriva prove aneddotiche di altri danni alla salute. Seguirono negli anni successivi un indottrinamento informale sui mali provocati dall'uso dei pesticidi. Naturalmente, il D.D.T. era il grande maligno per eccellenza, a confronto del quale tutti gli altri pesticidi nocivi erano quasi innocui. Fui sorpreso nel venire a conoscenza del fatto che non siano mai stati ripetuti dei test per dimostrare che il D.D.T. danneggiasse la salute degli esseri umani. Tuttavia, il D.D.T. è un mezzo meravigliosamente efficace per prevenire la diffusione della malaria. Tra il 1940 al 1970, il D.D.T. evitò circa 50 milioni di morti a causa della febbre malarica. Nelle 1963, ci furono 17 casi di malaria in Sri Lanka. Nel 1968, dopo che il D.D.T. fu messo al bando, ne furono registrati più di 1 milione. Tutt'oggi ci sono circa 1 milione di decessi all'anno causati dalla malaria. Una reazione esagerata, precauzioni superficiali e scelte politiche insensate sono responsabili di questo ingente numero di decessi. Per dirla tutta, la messa al bando totale sarebbe stata una vittoria per la coscienza del mondo ricco, invocata senza alcun rispetto dei fatti e soprattutto a spesa delle vite dei poveri senza voce. La facile relazione tra gruppi antiscientifici e media è uno strumento potente per diffondere la preoccupazione. Nel 1998 si diffusero storie dal titolo sconvolgente riguardo al possibile legame tra il vaccino trivalente nello sviluppo dell'autismo. Il vaccino MMR è vitale per la prevenzione e epidemica di queste tre malattie, e la rosolia è la più grave delle tre. Sulla base di questi articoli di giornale un enorme numero di genitori rifiutò di permettere che ai loro bambini venisse inoculato il vaccino, perché non volevano correre il rischio. In effetti, la storia non era altro che l'ennesimo tentativo dei media di pascersi di strazianti racconti a sfondo scientifico, spinti a usare toni sensazionalistici dalla pressione di un gruppo avverso alla vaccinazione e al loro desiderio naturale di far aumentare la tiratura del giornale. La storia dell'orrore proviene da un unico pediatra che aveva visitato 12 bambini autistici con problemi intestinali e che ipotizzò che l'autismo di otto di loro potesse avere qualche connessione con il virus della rosolia presente nel vaccino MMR. In verità, quando il possibile collegamento con l'autismo fu in  seguito testato in tutto il mondo, su milioni di bambini, si rivelò del tutto infondato. Non c'era nessun collegamento, nessuna prova a sostegno dell'ipotesi sollevata da quell'unico pediatra, e fu anche evidenziato che il notevole aumento di casi di autismo avvenne prima dell'introduzione del vaccino. Il pediatra, che si scoprì essere stato messo sotto pressione da un gruppo desideroso di trovare collegamento tra il vaccino e l'autismo, è tuttora sotto inchiesta. Questa parte però non è una storia accattivante per i media, e quindi un largo numero di persone prese una decisione pericolosa e comprensibilmente cautelativa all'eccesso perché il seme della paura era stato piantato in modo irresponsabile dentro di loro. Le informazioni martellanti dei media non dicevano che i test pubblicizzati fossero su piccola scala, inconcludenti, preliminari e inficiati dalla mera supposizione, come i principali pediatri ed esperti di vaccinazioni infantili stanno ora cercando di chiarire nel tentativo di impedire ai media di sollevare ulteriori dubbi al riguardo. Ora siamo nella pericolosa situazione in cui tutti bambini sono a rischio a causa del conseguente calo di numero delle vaccinazioni ben al di sotto del livello di guardia necessario per proteggere largamente la popolazione. In una lettera aperta del 2006 in seguito a un massiccio aumento di decessi infantili a causa della rosolia, gli esperti dissero, a meno che questa tendenza non venga presto invertita, e ai bambini inoculato il vaccino, ci saranno nuovi focolari e nuove morti innocenti. Sono più che felice di ammettere che non progrediamo o miglioriamo necessariamente come genere umano di pari passo con i salti e balzi in avanti della scienza e del sapere. Questa idea deriva dall'umanesimo, attraversò l'illuminismo e può essere sbagliatissima. La nostra tendenza ad abusare e sfruttare le conoscenze che abbiamo per scopi malvagi naturalmente necessita di un sistema nel quale devono avvenire verifiche e controlli perché la tecnologia galoppa ben oltre la nostra moralità. Ovviamente dovremmo essere preoccupati. Tuttavia, con il prevalere del sensazionalismo mediatico e della coscienza del mondo ricco, molti dei lapalissiani fatti ed esperimenti scientifici sono stati accolti con sfavore o semplicemente ignorati. E un'area di retorica fortemente non scientifica consiste proprio nella fede nel soprannaturale e nella medicina alternativa, dove, lo ripeto, la persistente quanto esigua voce della ragione viene spesso vista come qualcosa di negativo o irrilevante. Visto il mio studio e i miei interessi, passati e presenti, mi hanno avvicinato a queste aree, vi daremo un'occhiata ora.

 

Se una persona ha ricevuto qualche rimedio omeopatico o alternativo per un problema e ora si sente meglio, così a una seduta con un guaritore psichico e dopo si sente soddisfatta, allora potremmo sostenere che va tutto bene e che non c'è ragione di ridimensionare l'azione della terapia. Dovremmo negare a queste persone il loro conforto? Personalmente, non ho alcun desiderio di privarle della felicità e della soddisfazione che derivano da simili interventi, a meno che la questione non mi condizioni in qualche modo o che la cosa non conduca ad un pericoloso fondamentalismo.

David Hume,  filosofo nel 18º secolo, giunse a una massima molto importante riguardo alle rivendicazioni metascientifiche: nessun testimone è sufficiente per stabilire un miracolo a meno che il testimone non sia di un genere tale per cui la sua stessa falsità sarebbe più miracolosa del fatto che si vuole stabilire. In altre parole, è più facile che sbagli la persona che fa un'affermazione straordinaria, o che l'affermazione straordinaria sia vera? Le due possibilità vanno ponderate. Affermazioni straordinarie richiedono prove straordinarie. Questo è fondamentale. Ciò che invece tende ad accadere è che affermazioni straordinarie portano a convinzioni straordinarie. Siamo inclini a pensare che la profondità della nostra esperienza personale e la cosa straordinaria in questione,  sia esso Dio o un cristallo curativo, è prova della veridicità dell’affermazione. Non lo è davvero; è solo la prova di quanto siamo pronti a credere a qualcosa senza bisogno di averne le prove. In questa comprensione c'è anche il fatto che se credi  in qualcosa di straordinario, non puoi insistere affinché siano gli altri a dimostrare che tu hai torto. Poniamo di nuovo al problema di dimostrare qualcosa di negativo. Supponiamo, per esempio, che un uomo adulto sostenga l'esistenza di babbo Natale. Non spetta agli altri dimostrare che non è così, e stabilire che esiste o meno. Farebbe meglio ad avere prove straordinarie a supporto della sua straordinaria affermazione. Mettendola in altri termini, ciò che può essere affermato senza alcuna prova, può anche essere smentito senza bisogno di prove.

 

 E ci sarebbe ancora da parlare del pregiudizio, e della sua conferma(tendiamo a fare domande che confermano le nostre ipotesi). Estremo fin troppo comune di questo tipo di pregiudizio è il ragionamento circolare. Si tratta della fallacità del vero credente. Il vero credente è imperturbabile davanti alla prova concreta perché semplicemente ignora tutto quello che non si sposa con il suo sistema di convinzioni. Al contrario, nota ogni elemento affine a favore delle sue convinzioni, e inevitabilmente finisce con sostenere queste convinzioni a un livello molto profondo. Possono diventare parte integrante della sua identità. È questo aspetto che accomuna il  sensitivo, il cinico e l'ottuso. È qualcosa che si riscontra molto di frequente.

Perché credi nella Bibbia? Perché è la parola di Dio.

E perché credi in Dio? Per via di ciò che sta scritto nella Bibbia.

Il fatto è che è difficilissimo, e devi essere fortemente coraggioso, per superare la circolarità delle ideologie. Ma il solo fatto che la nostra identità è legata a doppio filo con ciò cui crediamo, non rende in nessun modo quella convinzione corretta.

Su Internet si trovano centinaia di aneddoti al riguardo:

 

una persona che mette in cristalli nei vasi delle piante per farle crescere meglio; chiunque dica con facilità questo genere di cose in pubblico deve essere pronto a venire deriso al di fuori della cerchia dei veri credenti. Non sarebbe stato frutto di semplice curiosità posizionare un paio di vasi con la stessa pianta vicino alle altre, alla stessa finestra, innaffiarle contemporaneamente, mettendo però in cristalli solo in una; e se vi fosse una grossa differenza allora magari ripetere l'esperimento qualche altra volta per vedere se si ottiene lo stesso risultato? Ma naturalmente di solito non succede. Nessun membro della comunità metascientifica vuole verificare le cose. Per fortuna gli scienziati non chiudono gli occhi davanti a queste cose, loro vogliono verificare pienamente se funzionano, così elaborano test per dimostrare se la teoria che c'è dietro è ciò che rende possibile il trucco. Fanno le prove su un ampio numero di persone, in modo da eliminare qualsiasi pregiudizio. Forse non a sorpresa i risultati che emergono mostrano che non sono mai gli elementi mistici (oli, cristalli, energia di guarigione) a rendere possibile il trucco. Tuttavia, per infarcire i racconti, i giornali, le esperienze delle persone, gli elementi mistici sono molto più suggestivi e attraenti del dato reale. Prove concrete che i fatti reali sono tralasciati come  irrilevanti quando si tratta di olismo. La scienza, viene messa da parte in quanto occidentale e irrilevante, eppure viene chiamata in causa quando può essere estrapolata dal contesto per avvalorare qualche rivendicazione. Usare un linguaggio scientifico non attribuisce alla cosa in questione il valore di dato scientifico. È una disgrazia essere malati, e accettiamo felicemente assurde offerte di rimedi di cui in altri casi rideremmo. Ormai uno non può camminare per strada e starnutire senza che un centinaio di polsi frughino  nelle tasche dei cappotti e delle borse per pescare qualche perla di echinacea o erbe simili ( a proposito, il popolare rimedio per il raffreddore, l’echinacea, è stato sottoposto al test indipendenti per vedere se avesse qualche effetto superiore  a quelli di un placebo. Non ne ha). Probabilmente è perché noi viviamo in un mondo dove tutto è comodo, che tendiamo ad immaginare che qualcosa è andato male se siamo occasionalmente ammalati. Il linguaggio delle medicine alternative fa corrispondere benessere con tutto ciò che è naturale e buono, come se il nostro stato normale fosse uno stato di buona salute. Naturalmente, ciò non è realmente vero. La natura non è quel posto idilliaco  e mite ritratto nelle confezioni dei bagni schiuma. La natura è un posto feroce e di cieca crudeltà anche se è capace di offrire spettacoli di rara bellezza. E la nostra salute viene e va. Quando un dottore ci guarisce, non ci sta riportando al nostro stato naturale, sta semplicemente rendendo la nostra vita comoda per un attimo.

 

Il continuo se vi va domani…..