Ho appena letto il programma del M5S, e più volte, quando si toccavano temi "scientifici" e di ricerca, si parla sempre di privilegiare i ricercatori indipendenti.
Quello che mi chiedo è: chi sono questi ricercatori indipendenti?
Sono quei ricercatori che non prendono lo stipendio dalle case, farmaceutiche, dalle multinazionali, dalle università, dalle istituzioni?
Ma se non li ha assunti nessuno, non vi sorgerà un dubbio?
Si potrebbe obiettarmi che la ricerca che esce fuori dai laboratori delle aziende farmaceutiche o dalle grande multinazionali sia "pilotata" dal profitto forse, più che dalla ricerca della verità: vero, in parte, ma a parte rari casi, che comunque rientrano nella statistica, gli aerei volano, le macchine camminano, e soprattutto il 95% delle malattie è guaribile o comunque curabile.
D'altro canto dai ricercatori indipendenti escono fuori studi su scie chimiche, poteri metafisici, e cose di questo tipo.
La ricerca, la scienza è una cosa seria, più seria, più controllata, più tutto di qualsiasi altra "disciplina", e si meriterebbe un minimo di rispetto.
O vogliamo essere come Scillipoti, medico omeopatia, persona che chiede delle interrogazioni parlamentari su temi appunto come le scie chimiche e quant'altro, piuttosto di occuparsi dei problemi seri della nostra società?
Rispetto per la scienza.
Crisi economica globale, guerre, smarrimento, perdita di valori... in una parola caos! Non fa per me, a me piace l'ordine, la simmetria delle cose; ma soprattutto mi piace la verità, o almeno è quello che cerco.
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domenica 3 febbraio 2013
lunedì 21 gennaio 2013
Il Cervello: come farlo funzionare al meglio? -parte 2.
Ed eccoci alla seconda puntata della serie di
articoli dedicati al nostro organo più importante.
Nel primo articolo, vi ho parlato delle
differenze neuroanatomiche di genere, e le conseguenze che queste
implicano nella vita quotidiana (link all'articolo).
La regola numero due è:
L'ATTIVITA' FISICA POTENZIA IL CERVELLO.
<<Da 10 a 20 chilometri al giorno per gli uomini, e circa la metà delle donne>>.
Questo è quanto affermano i più importanti antropologi, basandosi
su fondate stime scientifiche. Ciò significa che il nostro cervello si è
sviluppato e si è evoluto non mentre stavamo fermi, oziando, bensì mentre
facevamo esercizio fisico.
Quando le foreste pluviali hanno iniziato a ridursi, facendo
calare drasticamente le risorse alimentari locali, i nostri antenati sono stati
costretti a vagabondare in un paesaggio sempre più arido, in cerca di alberi su
cui sgattaiolare e cercare la cena. Col peggiorare delle condizioni climatiche,
molti degli alberi scomparvero. Anziché spostarci in alto e in basso tra i
rami, in un mondo a tre dimensioni, abbiamo iniziato a muoverci avanti e
indietro attraverso aride savane a due dimensioni. Cosa che richiedeva molta
resistenza.
Il primo vero pioniere fu l'Homo erectus, circa due milioni di anni
fa.
I nostri diretti antenati, gli Homo
sapiens, hanno fatto la stessa cosa, partendo dall'Africa 100.000 anni
fa, e raggiungendo l'Argentina circa 12.000 anni fa.
Si tratta di un impresa notevole, considerando il mondo in
cui vivevano i nostri antenati. Attraversavano fiumi e deserti, giungle e
catene montuose, senza una cartina e per lo più senza utensili. Costruirono
anche imbarcazioni per attraversare i mari senza l'ausilio della ruota e della
metallurgia, e poi percorsero il Pacifico da nord a sud e da sud a nord con le
più rudi competenze nautiche.
Sul cammino trovavano nuove fonti di cibo, nuovi predatori, nuove sfide da affrontare.
Subivamo le peggiori malattie, molti morivano, e allo stesso tempo
partorivano e allevavano figlio senza nessuna conoscenza medica.
Tutto questo ci dice solo una cosa: o si cresceva al top della
forma fisica, o non si cresceva affatto. E ci dicono anche che il cervello
umano è diventato il più dotato in condizioni in cui il movimento era una costante.
Se le nostre competenze cognitive si sono forgiate nella fornace dell'attività fisica, non è plausibile che questa le influenzi ancora? Le capacità cognitive di una persona in forma sono diverse da quelle di una persona in cattive condizioni fisiche? E se una persona in cattive condizioni fisiche venisse fatto ritornare in forma?
Sono tutte domande scientificamente verificabili.
Sono stati scoperti gli effetti benefici dell'esercizio fisico
studiando e osservando le popolazioni che invecchiano.
Alcuni individui invecchiano in modo energico e brillante,
conducendo una vita brillante e produttiva fino agli ottant'anni e anche oltre;
d'altra parte ci sono individui che sembrano duramente attaccati dal processo
di invecchiamento, spezzati, e spesso non superano i settant'anni.
Quali differenze ci sono nel processo di invecchiamento negli
individui nell'uno e nell'altro gruppo?
-esiste un fattore che lascia prevedere se si invecchierà
bene o male?
Secondo numerosi studi, uno dei principali preconizzatori di
un buon invecchiamento si è rivelato essere la presenza o l'assenza di uno
stile di vita sedentario.
La motivazione principale di questa affermazione deriva dal fatto
che l'esercizio fisico migliora le capacità cardiovascolari, che a sua
volta riduce il rischio di malattie come attacchi cardiaci o ictus cerebrali.
Dalle ricerche è emerso però un altro dato rilevante: le persone che
invecchiano con successo sono anche più vigili mentalmente.
-queste persone erano veramente più lucide?
Su queste persone vennero eseguiti i più numerosi test della
mente. Indipendentemente dal tipo di misura utilizzato, la risposta era sempre
positiva: una vita all'insegna dell'attività fisica può significare un
incremento delle capacità cognitive, rispetto a quanto si riscontra nei
soggetti sedentari.
I soggetti attivi superano i sedentari in test sulla memoria a
lungo termine, ragionamento, attenzione, problem solving, ecc.
La memoria a breve termine invece non era influenzata
dall'attività fisica o meno, come anche alcuni tempi di reazione.
Inoltre, se è vero che la maggior parte delle persone mostrano un
incremento di qualche tipo, il suo grado varia di molto da individuo a
individuo.
Questi dati mostrano solo una correlazione, non una relazione
causa-effetto.
Per evidenziare il legame diretto, occorre fare una serie di
esperimenti più approfonditi:
-cambiare stile di vita cambia anche il tipo di
invecchiamento?
Gli scienziati presero un gruppo di anziani, sedentari, e
fecero compiere loro esercizio fisico per un certo periodo di tempo, finito il
quale ne misurarono di nuovo le capacità cognitive: rilevarono in maniera
uniforme che, dopo aver praticato un programma di esercizi aerobici, nei
soggetti sedentari iniziavano a risvegliarsi tutti i tipi di attività mentali. Si
presentarono risultati positivi già dopo soli 4 mesi.
Gli stessi risultati si sono avuti
in bambini in età scolare: si è chiesto ad alcuni ragazzini di fare 30 minuti
di jogging due o tre volte alla settimana: dopo 12 settimane, le loro capacità
cognitive erano migliorate in modo considerevole.
Quando il programma venne
interrotto, i punteggi tornarono ad essere quelli di prima dell’esperimento.
Man mano che uscivano fuori
risultati incoraggianti, i ricercatori cominciarono ad affinare le loro
domande:
-che
tipo di esercizio fisico si deve fare, e per quanto tempo?
Ci sono delle buone, e delle cattive
notizie.
La risposta alla domanda
<<quanto?>> è: non molto.
E’ sufficiente camminare parecchie
volte alla settimana perché il cervello ne tragga vantaggio. Sembra che il
corpo chieda a gran voce di ritornare alle sue radici. 30 minuti di esercizio aerobico, due o tre
volte alla settimana; se a questo si aggiunge una dieta corroborante, i benefici cognitivi saranno
ancora maggiori.
Naturalmente i risultati variano a
livello individuale, e nessuno dovrebbe imbarcarsi in un programma di
allenamento senza prima consultare un medico: troppo esercizio fisico e un’eccessiva
stanchezza possono danneggiare le facoltà cognitive.
-l’esercizio
fisico può curare i disordini cerebrali?
Dato il marcato effetto dell’esercizio
fisico sulle capacità mentali, gli scienziati vollero indagare se potesse
essere impiegato anche nel trattamento dei disordini cerebrali. Che cosa
sarebbe successo in presenza di alterazioni come la demenza senile, o il più
studiato cugino Morbo di Alzheimer? O di disordini affettivi come la
depressione?
I ricercatori considerarono sia la
prevenzione sia il trattamento.
Gli esperimenti furono svolti in
tutto il mondo, coinvolgendo migliaia di
persone, spesso esaminate e tenute sotto osservazione per decenni.
I risultati sono chiari: se si
svolge attività fisica da tempo libero, il rischio di demenza generale è
dimezzato. L’esercizio aerobico sembra essere la chiave.
Nel caso di Alzheimer, i risultati
sono ancora maggiori: in questi casi vi è stata una riduzione del 60% della
probabilità di contrarre il morbo.
Quanto esercizio? Anche qui, con
poco si ottiene molto. Sono sufficienti due volte alla settimana. Traducetelo in
una passeggiata di venti minuti tutti i giorni, e potete ridurre del 57% il
rischio di subire un ictus cerebrale,
una delle principali cause di disabilità mentale negli anziani.
E per
quanto riguarda la depressione e gli altri disturbi affettivi? L’attività
fisica ha effetti potenti nel decorso di questo tipo di malattie.
L’esercizio fisico
regola la secrezione dei tre neurotrasmettitori
più comunemente associati al mantenimento della salute mentale: la
serotonina, la dopamina, e la norepinefrina. Anche se non può sostituire il
trattamento psichiatrico, l’attività fisica viene sempre più frequentemente
utilizzata dagli psichiatri in associazione al trattamento classico. Addirittura,
in alcuni esperimenti condotti su soggetti depressi e ansiosi, un rigoroso
programma di esercizi fisici funse da sostituto di un trattamento
farmacologico. Più a lungo il programma viene usato, maggiori sono i benefici. E’
soprattutto efficace nei casi gravi e nelle persone anziane.
-i vantaggi dell’attività fisica sono riservati solo agli anziani?
La maggior parte dei dati che abbiamo raccolto riguardano popolazioni
anziane. Se andiamo a valutare gli effetti dell’esercizio fisico in persone
giovani, questi diventano meno chiari. La
principale ragione di ciò è che sono stati compiuti pochi studi. Solo recentemente
ci si sta muovendo in questa direzione: uno studio molto convincente, ha
coinvolto 10.000 dipendenti pubblici britannici di età compresa tra i 35 e i 55
anni, esaminandone le abitudini alla pratica fisica e disponendoli su una scala
a tre livelli, basso, medio, alto. Le persone con un basso livello di attività
fisica avevano mediamente prestazioni cognitive più scarse. Studi simili
condotti in altri paesi hanno riportato gli stessi risultati.
Mancano studi sulle fasce meno giovani, ma i pochi dati disponibili puntano tutti nella stessa direzione che ormai ci è familiare.
L'attività fisica migliora la circolazione terminale: l'attività fisica stimola i vasi a produrre ossido nitrico, che regola il flusso sanguigno. Se il flusso aumenta, il corpo crea nuovi vasi sanguigni, che penetrano sempre di più in profondità nei tessuti. Più si fa esercizio fisico, più i tessuti si possono nutrire e più sostanze tossiche possono essere smaltite (i famigerati radicali liberi); e ciò avviene in tutto il corpo, cervello compreso.
Di recente è stato chiarito un altro effetto dell'esercizio fisico sul cervello: la pratica di attività fisica stimola la produzione di uno dei più potenti fattori di crescita cerebrali, il BDNF ( sigla che sta per brain derived neurotrophi factor, "fattore neurotrofico di derivazione cerebrale"), che aiuta nello sviluppo di tessuto sano.
Questa proteina mantiene giovani i neuroni e in salute i neuroni già esistenti, rendendoli molto più volenterosi di legarsi gli uni con gli altri, e in più stimola la neurogenesi, la formazione di nuove cellule nervose.
Maggiore è l'attività fisica, maggiore è la quantità di "fertilizzante" che si produce; per lo meno è quello che succede nei laboratori animali.
Attualmente vi sono indicazioni secondo cui lo stesso meccanismo ha luogo anceh negli esseri umani.
Cosa fare dunque?
Non c'è dubbio che sia in atto nel mondo un'epidemia di obesità. I benefici dell'attività fisica sembrano pressoché infiniti, dato che il suo impatto è sistemico, dato che interessa la maggior parte dei sistemi fisiologici. L'esercizio rinforza muscoli e ossa, migliora la forza e l'equilibrio. Aiuta a regolare l'appetito, modifica il profilo lipidico del sangue e riduce il rischio di almeno dieci tipi diversi di cancro; rinforza il sistema immunitario e contrasta gli effetti tossici dello stress. Poiché migliora il sistema cardiocircolatorio, riduce il rischio di malattie cardiovascolari, ictus cerebrale e diabete. Se uniamo tutto questo ai benefici intellettivi che l'esercizio produce, abbiamo a portata di mano una bacchetta magica per migliorare la salute umana così come è concepita dalla moderna medicina.
Per cui, signori, spegnete il pc, infilatevi tuta e scarpe da ginnastica, prendete il guinzaglio del vostro cane e andate a farvi una sana mezz'ora di passeggiata.
mercoledì 16 gennaio 2013
Medicine alternative
Su Internet ho letto la storia di un ragazzo di nome Michele.
Una persona pragmatica che non credeva ai rimedi naturali. In un periodo di
profonda depressione la sua fidanzata lo convinse ad abbandonare il suo
scetticismo e a permettere a un loro amico di provarlo a guarire con il reiki.
Il racconto di Michele della seduta di
reiki è impressionante. Dice che mai si era sentito così abusato e sfruttato
nella sua vita. Era lì, nel suo momento più sfortunato, a subire ciò che percepì
come il peggior tipo di spazzatura auto
indulgente ed egocentrica. Si sentì abusato nel peggiore dei modi, solo per
gonfiare quella che riconobbe essere, in quel momento, l'autostima, distorta e
dipendente dagli altri, del terapeuta che aveva bisogno del titolo di guaritore
per sentirsi soddisfatto. Questo evento ha fatto riflettere Michele su quanto
facilmente uno possa soccombere all’assurdità quando è in difficoltà, e sulla
moralità dell'industria delle pozioni miracolose di oggi, che sfrutta la debolezza
del disperato e che si aggrapperebbe a qualsiasi cosa pur di guadagnare. È una
disgrazia essere ammalati, e accettiamo felicemente assurde offerte di rimedi
di cui in altri casi rideremmo.
La maggior parte delle malattie terminali non comporta un semplice peggioramento quotidiano dei sintomi, fino alla morte. Esse fluttuano: ci sono ricadute e miglioramenti che danno sollievo al peggioramento generale. In alcuni casi la malattia potrebbe pure scomparire per un lungo periodo di tempo. Quando una persona che soffre di una malattia del genere si sentirà abbastanza disperata da far ricorso a trattamenti infondati e speculativi? Quando sarà in un punto molto basso. Questo è il punto dove avrà più probabilità di trovare un trattamento inutile, spinta dalla disperazione. Comunque, chiunque si trovi in un punto basso dell'onda fluttuante di una salute progressivamente in declino, è probabile che vivrà un periodo di miglioramento nell'immediato futuro. A qualsiasi inutile trattamento preso in quel momento, verrà attribuito il merito del miglioramento, quando molto verosimilmente non ha avuto nessun ruolo. Ugualmente alcune terapie, come quelle chemioterapiche, di solito comportano che il paziente non stia bene durante il ciclo di cure ma poi stia meglio e si spera che il tumore si riduca e svanisca alcune settimane dopo la fine del trattamento. Non è insolito che un paziente decida che la chemioterapia non abbia funzionato, dato che si è sentito terribilmente male e non ci sono stati miglioramenti durante il trattamento, e decida di trovare in seguito qualche cura alternativa che naturalmente promette di essere dolce. Successivamente, quando dopo alcune settimane gli effetti della cura ufficiale inizieranno a manifestarsi, il paziente affermerà di sentirsi benissimo, addirittura di aver la speranza di esser guarito. Tuttavia, questo miglioramento potrebbe essere ingiustamente attribuito alla cura alternativa, somministrata in quel momento, e non agli effetti reali della chemioterapia. Il pericolo ovviamente è che il paziente possa giungere ad affidarsi a questi rimedi inefficaci a scapito di cure collaudate. Dopotutto, se i metodi tradizionali non sono in grado di arrestare il terribile declino, perché non rivolgersi a trattamenti alternativi? E se sembrano funzionare perché non rivolgersi esclusivamente a questi? In Italia la spesa annuale nel mercato della medicina alternativa si aggira attorno ai 2 miliardi di euro. Mentre i farmaci sono sottoposti a controlli rigorosi prima che ne venga ammessa la vendita, i prodotti alternativi non lo sono. Se hanno la possibilità di rivendicare risultati che sono falsi o che non possono essere dimostrate, dovrebbero essere anche loro sottoposti alla regolamentazione? Al di là dei trattamenti alternativi che si offrono ai malati terminali, ci sono un sacco di rimedi alternativi su cui gente relativamente in salute scommetterebbe. Ognuno sa o conosce qualcuno che sa grandi storie sulla loro efficacia. Tipicamente, potreste avere sofferto di un brutto raffreddore, e sembrava che le medicine e le pillole tradizionali non funzionassero. Una vostra amica vi ha raccomandato un grandioso rimedio a base di erbe che lei stessa ha usato con risultati efficaci, così avete deciso di fare una prova il secondo giorno di raffreddore ed iniziate ad usarlo, e il terzo giorno il raffreddore è scomparso. Avendo tralasciato il fatto che probabilmente il raffreddore se ne sarebbe andato comunque in un paio di giorni, siete rimasti impressionati, e con lo stesso entusiasmo, raccomandate il rimedio a base di erbe ai vostri amici. Rimedi del genere sono stati sottoposti a test il più possibile neutrali per vedere se in realtà abbiano qualche effetto, rispetto al placebo, e ogni volta i risultati dimostrano che non ne hanno.
La maggior parte delle malattie terminali non comporta un semplice peggioramento quotidiano dei sintomi, fino alla morte. Esse fluttuano: ci sono ricadute e miglioramenti che danno sollievo al peggioramento generale. In alcuni casi la malattia potrebbe pure scomparire per un lungo periodo di tempo. Quando una persona che soffre di una malattia del genere si sentirà abbastanza disperata da far ricorso a trattamenti infondati e speculativi? Quando sarà in un punto molto basso. Questo è il punto dove avrà più probabilità di trovare un trattamento inutile, spinta dalla disperazione. Comunque, chiunque si trovi in un punto basso dell'onda fluttuante di una salute progressivamente in declino, è probabile che vivrà un periodo di miglioramento nell'immediato futuro. A qualsiasi inutile trattamento preso in quel momento, verrà attribuito il merito del miglioramento, quando molto verosimilmente non ha avuto nessun ruolo. Ugualmente alcune terapie, come quelle chemioterapiche, di solito comportano che il paziente non stia bene durante il ciclo di cure ma poi stia meglio e si spera che il tumore si riduca e svanisca alcune settimane dopo la fine del trattamento. Non è insolito che un paziente decida che la chemioterapia non abbia funzionato, dato che si è sentito terribilmente male e non ci sono stati miglioramenti durante il trattamento, e decida di trovare in seguito qualche cura alternativa che naturalmente promette di essere dolce. Successivamente, quando dopo alcune settimane gli effetti della cura ufficiale inizieranno a manifestarsi, il paziente affermerà di sentirsi benissimo, addirittura di aver la speranza di esser guarito. Tuttavia, questo miglioramento potrebbe essere ingiustamente attribuito alla cura alternativa, somministrata in quel momento, e non agli effetti reali della chemioterapia. Il pericolo ovviamente è che il paziente possa giungere ad affidarsi a questi rimedi inefficaci a scapito di cure collaudate. Dopotutto, se i metodi tradizionali non sono in grado di arrestare il terribile declino, perché non rivolgersi a trattamenti alternativi? E se sembrano funzionare perché non rivolgersi esclusivamente a questi? In Italia la spesa annuale nel mercato della medicina alternativa si aggira attorno ai 2 miliardi di euro. Mentre i farmaci sono sottoposti a controlli rigorosi prima che ne venga ammessa la vendita, i prodotti alternativi non lo sono. Se hanno la possibilità di rivendicare risultati che sono falsi o che non possono essere dimostrate, dovrebbero essere anche loro sottoposti alla regolamentazione? Al di là dei trattamenti alternativi che si offrono ai malati terminali, ci sono un sacco di rimedi alternativi su cui gente relativamente in salute scommetterebbe. Ognuno sa o conosce qualcuno che sa grandi storie sulla loro efficacia. Tipicamente, potreste avere sofferto di un brutto raffreddore, e sembrava che le medicine e le pillole tradizionali non funzionassero. Una vostra amica vi ha raccomandato un grandioso rimedio a base di erbe che lei stessa ha usato con risultati efficaci, così avete deciso di fare una prova il secondo giorno di raffreddore ed iniziate ad usarlo, e il terzo giorno il raffreddore è scomparso. Avendo tralasciato il fatto che probabilmente il raffreddore se ne sarebbe andato comunque in un paio di giorni, siete rimasti impressionati, e con lo stesso entusiasmo, raccomandate il rimedio a base di erbe ai vostri amici. Rimedi del genere sono stati sottoposti a test il più possibile neutrali per vedere se in realtà abbiano qualche effetto, rispetto al placebo, e ogni volta i risultati dimostrano che non ne hanno.
Come è possibile testare queste cose in modo neutrale?
La prima cosa è capire che una singola esperienza non ha
valore universale; prima dobbiamo raccogliere molte persone nella stessa
condizione e vedere la percentuale di loro che trova aiuto nel rimedio
alternativo. Ad ogni modo, non è del tutto neutrale confrontare gli effetti del
trattamento alternativo con quelli di nessun trattamento, a causa
dell'interferenza della cosiddetta risposta placebo. Così, a metà del gruppo
sarà data una pillola di zucchero, inattiva, inefficace, detta placebo, e
all'altra metà verrà somministrato il trattamento vero. Molto importante,
nessuno dei partecipanti sa se è nel gruppo del trattamento o nel gruppo di
controllo. Ora, contrariamente alle accuse esagerate fatte dai new age, cioè
che gli scienziati siano sbilanciati, che facciano finta di non vedere
l'efficacia dei loro trattamenti, gli scienziati fanno un passo in più quando
conducono questi esperimenti, per rimuovere la possibilità che le loro
personali preferenze possano consapevolmente o inconsapevolmente viziare la
neutralità del test. La scienza cerca proprio di uscire dai pregiudizi che ne
derivano dalle esperienze individuali per entrare nella realtà di ciò che
funziona davvero. Quindi i test sono fatti in doppio cieco, il che significa
che non solo i pazienti non sanno a quale gruppo appartengono, ma nemmeno gli
scienziati lo sanno. Solo il computer che ha casualmente diviso i gruppi in due
sa chi è chi. Vediamo ora un'occhiata ai risultati: nel gruppo di controllo c'è
stato un miglioramento quantificabile, causato solamente dall'aspettativa di
migliorare per aver preso una pillola, o causato da una naturale variabilità
dei sintomi. Ci aspetteremo pure che circa lo stesso numero di soggetti del
gruppo trattamento sia migliorato per la stessa ragione, l'effetto placebo, anche
se nessuna delle affermazioni fatte dai terapeuti alternativi è vera. Il punto
è, nel gruppo sottoposto al trattamento reale è maggiore il numero di persone
che migliora? La risposta, un'altra volta ancora, è no. I risultati dei due
gruppi sono circa sempre gli stessi. Questi rimedi, al di là di quello che si
dice, sono efficaci quanto il placebo. La risposta dei seguaci della medicina
alternativa è dire qualcosa del tipo: be’, non sorprende che non li superino.
La scienza cerca sempre di spiegare qualcosa di bello prestabilito che però non
sempre è adatto. Questi rimedi non sono adatti al metodo basato sui fatti. Non
funzionano durante i test scientifici perché i test scientifici sono la maniera
sbagliata per verificarne l'efficacia. La lamentela che questo non si adatta al
modello scientifico si sente solo quando il rimedio non supera il test. Semmai
il test fosse stato superato, i paladini della medicina alternativa non
sarebbero stati così sbrigativi. Vi si sarebbero aggrappati e avrebbero gridato
fino ai cieli che la scienza ha approvato le loro affermazioni. I test
scientifici verrebbero riconosciuti immediatamente come validi.
Cosa significa comunque che non si adatta al metodo
oggettivo basato sui fatti? Viene seriamente dichiarato che i fatti e
l'oggettività non hanno nessun ruolo nel decidere se valga o meno la pena di
fare dei trattamenti. Come possono essere i fatti irrilevanti? Se utilizziamo
solo fatti soggettivi come possiamo decidere realisticamente quando qualcosa è efficace?
Una cosa funziona o non funziona e ci sono modi buoni e cattivi per vedere se
funziona o no. Modi sinceri e modi incerti, modi curiosi e modi inutili. L'omeopatia
è un rimedio molto popolare che pure non passa i test. La mancanza di un
sostegno reale, non di parte, per l'omeopatia, non dovrebbe sorprenderci. Essa
è stata inventata nel 18º secolo ed è basata sull'idea che il simile può essere
curato dal simile. I rimedi omeopatici consistono in soluzioni diluite di
sostanze che essere prese in dosi pesanti determinerebbero proprio il disturbo
di cui soffre il paziente. La logica dell’ omeopatia è che più la dose è
debole, più è efficace. A causa di ciò, i rimedi vengono solitamente diluiti a
tal punto che non si può trovare traccia dell'importante sostanza in questi. Ma
se non c'è nulla della sostanza vitale come può avere un qualche effetto? Da
ogni punto di vista che non sia quello della vera fede, questa è evidentemente
una nozione ridicola. Tuttavia l'effetto placebo e una scorretta comprensione
della variabilità talvolta possono farla apparire efficace ad alcune persone.
Nel caso dell'omeopatia, il fatto che i rimedi siano diluiti al punto da
diventare acqua pura rende difficile confrontarli con un placebo in attivo.
Anche il placebo inattivo, sicuramente, dovrebbe essere acqua. Ma ci sarebbero,
nell'acqua più pura, più molecole randagie di quelle desiderate in una dose
omeopatica. Qualsiasi omeopata che realmente creda nella propria teoria
dovrebbe lavorare di gran lena dall'alba al tramonto. Dopo tutto se i test in
doppio cieco fossero sempre e costantemente positivi, vincerebbe un Nobel non
solo per la medicina ma anche per la fisica. Avrebbe scoperto un principio
nuovo di zecca della fisica, forse una nuova forza fondamentale dell'universo.
Con una prospettiva del genere di sicuro gli omeopati dovrebbero saltare gli
uni sugli altri presi dall'ansia di essere i primi ad arrivare in laboratorio,
correndo come degli alternativi Watson e Creek per reclamare questo
scintillante incoronamento scientifico.
Ehm, in realtà no, non lo fanno. Può essere che non credono
nella propria teoria, dopo tutto?
Nel caso dell'agopuntura, è anche difficile costruire
validamente dei test in doppio cieco. Quando si tratta di infilare gli aghi in
una persona, non c'è un modo fasullo di somministrare il test al paziente di
controllo che non sia quello di posizionare aghi in punti che non corrispondono
ai punti meridiani stabiliti dai terapeuti. Il punto è che per inserire gli
aghi nei punti sbagliati bisogna sapere quali sono quelli giusti quindi essere
un terapeuta, quindi non rispettare l'imparzialità del doppio cieco. Alcuni
casi hanno in realtà ha dimostrato che la agopuntura è più efficace della
somministrazione del placebo. Tuttavia, in questi esempi, i pazienti soffrivano
di malattie conosciute come placebo reattive. Nessuna differenza viene trovata
quando i test sono su malattie placebo non reattive. Da questo si può dedurre
che il tentativo di test in doppio cieco non è efficace e che vi è una risposta
placebo alla vera agopuntura che è molto più forte di quella innescata dalla
somministrazione fasulla. Dato che essa è migliore del placebo solo quando la
malattia è placebo reattiva è lecito dire che la agopuntura è probabilmente un
puro placebo.
Un mio amico mi ha raccontato di una sua visita da un terapista di chinesiologia applicata. In
una seduta di chinesiologia, il paziente distende il proprio braccio in avanti
e lo spinge verso l'alto contro la mano del terapeuta, che a sua volta cerca di
spingerlo verso il basso. Poi il terapeuta seleziona una serie di cibi, e li
porge al paziente. A un certo punto, dopo aver preso una delle sostanze, il
paziente scopre di non essere in grado di far forza efficacemente contro il
braccio ed è quindi obbligato a cedere. Questo è il test. Dimenticando per un
momento quanto ridicolo possa sembrare, noi siamo invitati a leggerlo come la
dimostrazione di qualche tipo di intolleranza alimentare. Poi al paziente viene
consigliato di evitare quel cibo o ingrediente, al fine di curare o migliorare
la propria malattia. Ecco un esempio di test a doppio cieco sulla
chinesiologia: i chiropratici presentano, come esempio migliore, una
dimostrazione che credevano mostrasse che il corpo umano potesse rispondere
alla differenza tra glucosio, uno zucchero cattivo, e fruttosio, uno zucchero
buono. La differente risposta era una verità assoluta per i guaritori
alternativi, sebbene non ci fosse nessuna garanzia scientifica. i chiropratici
fecero sdraiare i volontari sulla schiena e fecero loro alzare un braccio in
verticale. Dopo misero una goccia di glucosio sulla lingua del volontario. Il
chiropratico poi, tentò di spingere il braccio del volontario verso il basso
mentre il volontario trovava a resistere. I chiropratici affermano che il
paziente aveva riconosciuto il glucosio come zucchero cattivo. Dopo che la
bocca del paziente venne sciacquata e dopo che fu posta una goccia di fruttosio
sulla sua lingua, e in quasi tutti i test, il paziente riusciva a resistere al
movimento verso l'abbassamento del braccio del chiropratico. Il corpo aveva
riconosciuto il fruttosio come zucchero buono. Successivamente un'infermiera
portò un gran numero di provette, ognuna delle quali era marcata con un numero
segreto, in modo che non si potesse sapere quali provette contenessero fruttosio
e quali glucosio. I test sul braccio vennero ripetuti, ma questa volta in
doppio cieco, né i chiropratici né i volontari e nemmeno gli osservatori
sapevano se la soluzione che veniva applicata sulla lingua del volontario fosse
glucosio o fruttosio. Come prima alcune volte i pazienti erano in grado di
resistere e altre no. Successivamente l'infermiera tornò con la chiave di
lettura dei codici. Non c'era nessuna connessione tra l'abilità di resistere e
il fatto che al volontario fosse stato dato lo zucchero buono o quello cattivo.
Quando furono annunciati i risultati, il chiropratico disse: vedete, è per questo
che non eseguiamo più test in doppio cieco, non funzionano mai! Come ho detto
prima, se può essere dimostrato senza dubbio e ripetutamente che un mezzo o una
medicina alternativa funzionano, allora cessano di essere alternativa e diventano
medicina.
La corteccia del
salice per esempio è un classico antidolorifico alternativo. Gli scienziati
videro che funzionava indubbiamente ripetutamente, così cercarono cosa c'era
nella corteccia del salice provocava
una diminuzione del dolore. Scoprirono nel 1838 ch era l'acido
salicilico della corteccia che serviva allo scopo. Una forma sintetizzata di
questo è l'acido acetilsalicilico, meglio conosciuto come aspirina. Medicina
ortodossa non significa altro che medicina di cui può essere dimostrata
sicuramente l'efficacia. Una difesa debolissima ma che riesce essere molto
affascinante della medicina alternativa è che usa dei principi che sono stati presenti
per lunghi periodi in culture che non siamo in grado di comprendere. Il fatto
che una medicina fosse presente centinaia di anni fa non è una prova della sua
efficacia. Un'occhiata alle zone sottosviluppate del mondo da cui provengono
queste medicine rivela culture che reclamano l'introduzione dell’efficace
medicina occidentale. Un ugandese che sta morendo di tubercolosi dovuta
all'AIDS non vuole essere curato con i rimedi naturali dei suoi avi; vuole una
siringa sterile piena di antibiotici, e dopo vuole partecipare al protocollo
delle 16 pillole al giorno che, nell'Occidente, gli darebbe qualche speranza
nel tenere sotto controllo l'AIDS. Nella sviluppata Cina, dove si potrebbe
immaginare che sia comune l'uso dell'agopuntura ed i rimedi del genere, solo il
18% delle persone fa uso di tali medicine tradizionali, nonostante siano
ampiamente disponibili. I rimedi tradizionali sono magnifici se vivete in
Occidente e avete bisogno di affrontare cose non più gravi di eruzioni cutanee,
intestino irritabile o attacchi d'ansia, e se avete una moderna farmacologia su
cui ripiegare le cose si complicano, ma sono inutili contro le malattie che
quotidianamente uccidono e menomano gli abitanti dei paesi da cui provengono
questi rimedi. Il paladino occidentale delle medicine alternative è colpevole
di una visione profondamente paternalistica dell'oriente se in modo credulone
si aggrappa all'idea di una tradizione di saggezza insita negli arcani rimedi
ancestrali.
martedì 15 gennaio 2013
Scienza e Relativismo
Negli anni 60, un antropologo chiamato Clifford Geertz segnò
la strada verso la multiculturalità essendo il
primo e il principale studioso a parlare di culture tribali per quello
che erano, invece che come curiosità esotiche e primitive. La chiave stava nel
ritenere validi i valori di una cultura diversa né più né meno di quelli di
un'altra, distaccandosi dalla sdegnosa filosofia coloniale. Nel tempo, mentre
scivolavamo nel post modernismo, si sviluppò una sorta di feticismo perché si
riteneva che tutta la realtà fosse relativa. La verità e gli ideali erano considerati
come semplici prodotti del proprio sistema di valori, e suggerire che una
convinzione fosse in qualche modo migliore o più valida di un'altra veniva
bollato come fuori moda o melodrammatico; alla peggio fu trattato come un abuso
simbolico. Questo relativismo, estremo
opposto al fondamentalismo ed efficace mezzo di promozione di ideologie
pericolose prive di fondamento nel suo trascurare il valore dell'evidenza,
tutti riccamente rivestiti da strati di linguaggio oscuri all'uomo, come se, un
fraseggio perennemente impenetrabile fosse la prova necessaria di un pensiero
superiore. La gran parte della letteratura sociologica sull'argomento considera
il tutto come un asfissiante esercizio onanistico. Dal momento che tale isteria
ermeneutica si è radicata nella nostra psiche, la scienza ha iniziato a crearsi
una cattiva fama. Il sapere scientifico iniziò ad essere visto come un
ulteriore esempio di insieme di valori soggettivi e personali, questa volta
appartenente agli scienziati e quindi mero prodotto dei loro valori. La scienza
fu ritenuta valida né più né meno delle credenze non scientifiche degli
eccentrici sostenitori della corrente new age. E potrebbe non sembrarti
sbagliato: di certo evidenziare che uno scienziato ha le sue convinzioni proprio
come le ha un guaritore psichico, e che non si devono considerare valide le une
e non valide le altre, sembra essere un approccio equo e illuminato. Allo
stesso tempo, si potrebbe aggiungere che l'ateo è sicuramente tanto religioso
quanto il cristiano, nel senso che ha adottato una serie di convinzioni alle
quali scegliere di conformarsi rigorosamente. Sebbene possa essere una
tentazione brillante fare questa rivendicazione, si tratta di un'affermazione
assurda, tanto quanto è privo di logica dire che un cristiano è un tipo ateo.
Avere un insieme di convinzioni sulla religione non è lo stesso che essere un
vero credente. Che ne resta quindi dell'oggettività? Se la verità è relativa,
cosa ne resta dell'oggettività? Non esiste altro al di fuori dei nostri valori
e percezioni? Il muro che ho di fronte è sempre lì anche se non riesco a
vederlo? C'è mai stato un muro? Benché possa sembrare un esercizio mentale
affascinante per gli studiosi di filosofia, io forse sono ingenuamente felice
di applicare il più utile schema mentale secondo il quale è molto probabile che
il muro resti lì dov'è anche se io non riesco a vederlo, e agire di conseguenza
(ossia non andandoci a sbattere). Parimenti, suppongo che la maggior parte dei
teorici post moderni sia felice di accettare il fatto che la scienza abbia una
qualche validità oggettiva in relazione al mondo reale quando prendono gli
aerei che li portano alle loro conferenze. Ovviamente è molto più sensato,
utile e preferibile considerare la percezione che hanno le persone di ciò che è
giusto e di ciò che è sbagliato, in tandem con i valori derivati dalla loro
educazione e cultura. Allo stesso modo, ci sono naturalmente scienziati e atei
che sbagliano proprio come qualsiasi altro essere umano e che pensano in modo
pesantemente ottuso.
Ma prima di andare oltre ci sono alcune cose che dobbiamo
tenere a mente: prima di tutto, è compito del credente fornire le prove di ciò
che afferma, non è compito di chi non crede provare che il credente è in
errore. Per tornare a Bertrand Russell, non posso provare in maniera certa che
non ci sia una teiera in orbita attorno alla terra, e non dovrei sentirmi in
dovere di farlo solo perché tu affermi che ce ne sia una. Se tu ci credi, e
vuoi che anche io ci creda, sta a te dimostrarlo. E si dà il caso che io possa
volere una prova migliore della tua semplice affermazione ci credo perché lo so
nel profondo del mio cuore. Se non mi credi, prova a dimostrare qualsiasi
negazione e vedrai che presto finirai per restare impantanato. Supponi io
voglia farti credere che c'è un topo verde in casa mia. Sta a me scovarlo e
mostrartelo; tu non saresti mai in grado di dimostrare che non si sia un topo
verde da me. Potresti cercarlo e rivoltare casa mia ma potrebbe sempre
nascondersi da qualche altra parte in cui non hai riguardato. Non puoi provare
che non esiste. Sarai disposto a credere che il topo verde ci sia quando alla
fine ne hai una prova inequivocabile, e non soltanto perché qualcuno ti dice
che c'è; tuttavia non hai la mentalità così ristretta da presumere che non sia
così o da andare a chiederne una prova evidente. Si tratta di sano scetticismo.
Mostrami una prova oggettiva della tua straordinaria affermazione e io ci
crederò.
In secondo luogo, il metodo scientifico viene frainteso.
Quasi tutto il pensiero meta scientifico, new age, antiscientifico, funziona
partendo da un'idea e raccogliendo soltanto le prove a suo favore. È la ricetta
garantita per confermare qualsiasi convinzione, e spiega la ragione del perché
la gente sia pronta a credere alle cose più assurde. Ora, la stessa accusa
viene fatta alla scienza. Pensiamo al caso di un omeopata, felice del fatto che
i suoi metodi alternativi funzionino molto bene, e della scienza che ignora i
molti successi da lui ottenuti e rifiuta di accettare che funzioni. Gli scienziati,
è fuori discussione, hanno il loro modo di vedere il mondo, e cercano di
spiegare tutto nei loro termini. Forse uno scienziato ha il suo modo di vedere
l’aromaterapia, e chi la pratica ha il suo proprio modo olistico. Nessuno può
dire che la spiegazione scientifica sia quella giusta. Inoltre, la scienza
deriva dal lavoro dei singoli scienziati, i quali sono mossi da ragioni di
profitto, corruzione o da una visione limitata, quindi come possiamo
considerare come verità oggettiva ciò che dicono? Non potrebbe darsi che
qualsiasi cosa sostenga la scelta adesso venga confutata in qualche modo nel
futuro? Quindi, l'unica cosa che uno scienziato sa per certo non è forse che
eventualmente potrà essere smentito in futuro? Per quanto possa sembrarmi
ragionevole, ciò dimostra una reale fraintendimento del metodo scientifico.
Fino a poco tempo fa, mi piaceva parecchio la logica di queste ultime domande e
credevo che l'unica risposta possibile fosse, sì. Ma anch'io sono stato ingenuo
nel considerare il reale funzionamento della scienza. Come abbiamo visto tutti
noi siamo inclini a credere felicemente alla gran parte delle cose. Possiamo
convincerci di tutto quello che vogliamo. Se credo che la terra sia sferica ma
mio figlio crede che sia piatta, chi può dire chi di noi ha ragione? La
risposta è una sola: prove evidenti. Mentre il pensiero non scientifico parte
da una premessa e poi ricerca gli elementi a favore, il pensiero scientifico
cerca costantemente di smentirsi. È solo questa la differenza sostanziale. Uno
scienziato fa un'affermazione: a causa b. Invece che analizzare tutti i casi in
cui a causa b, cerca invece di smentire che ha causi b. Ma se dopo rigorosi
tentativi di dimostrare a se stesso che ciò è errato, sembra invece appurato
che a causi b, allora pubblicherà i suoi risultati. Spetta ai suoi pari e
contro pari verificare le sue scoperte. Probabilmente vorranno fare i loro
esperimenti, per vedere se riproducono gli stessi risultati o se smentiscono
che a causi b. Se quello scienziato ha condotto esperimenti sbagliati, o se si
dimostra che i suoi risultati sono errati, la sua reputazione ne verrà
gravemente danneggiata. Questo è lo scopo. Qualche volta il tempo dimostra che
qualcosa è mancato, oppure uno scienziato poco etico, affamato di notorietà
potrebbe procurarsi i risultati affrettati a far pubblicare a terze parti
interessate prima di divulgarli nella comunità scientifica affinché vengano
ulteriormente verificati. Oppure uno scienziato cercherà solo di confermare le
sue supposizioni. Con aspettative simili, è facile fare errori e creare una
scienza negativa. Tuttavia considera il procedimento: sebbene sia possibile
sollevare accuse di inevitabili, quanto occasionali parzialità, questo
criticismo deve essere applicato almeno altrettanto duramente al campo
dell'alternativo verso chi non è mosso dal desiderio di vedere le cose con
obiettività. Per quanto si possa essere generosi, di certo possiamo dire che la
parte non scientifica, con l'enfasi che attribuisce alla fede, all'intuizione,
o ai sentimenti, è destinata a contenere un livello di parzialità inevitabile
che dovrebbe farci pensare due volte prima di scagliare quell’ accusa contro la
comunità scientifica. Lo scopo della sperimentazione scientifica è quello di
uscire dalla testa dello scienziato, con i suoi pregiudizi e valori, e vedere
cosa sembra accadere nel mondo, con un certo margine di attendibilità, a
prescindere dalle convinzioni o ideologie personali. Il metodo scientifico è
l'antitesi del concetto di relatività secondo cui tutto dipende dai valori
personali, o che il sapere scientifico equivale a qualsiasi altro sistema di
convenzioni. Ecco qui un altro modo di considerarlo. La scienza è insolita nel
suo essere cumulativa. È un sistema che
si costruisce nel tempo, nel quale vengono trattenute le informazioni utili, e
scartate invece le idee che semplicemente non stanno in piedi, ed è basato
sulla conferma delle conoscenze acquisite per mezzo di esperimenti. La scienza,
come la tecnologia, è intrinsecamente progressiva e per definizione rappresenta
il modello che può essere dimostrato funzionare meglio. Se qualcosa funziona,
diventa scienza. Se si dimostra in modo attendibile che una parte della
medicina alternativa funziona, allora cessa di essere alternativa. Diventa
semplicemente medicina. È fondamentale capire tutto questo dal momento che
viviamo in un periodo in cui aspetti fuorvianti del pensiero relativista sono
presenti ancora attorno a noi e storie allarmanti, prive di fondamento
scientifico, di frequente vengono riportate dai media. Gli scienziati sono
dipinti come tirapiedi di grandi e malvagie aziende. E visto che il pensiero
scientifico viene sommerso con troppa facilità dalle ondate del sentimento
comune mosso da una cattiva informazione, spesso ci dimentichiamo l'importanza
dei fatti basati su prove concrete (vaccini che fanno diventare autistici,
vaccini che fanno ammalare, epidemie nascoste dai governi… chi più ne ha più ne
metta).
Un po' di pazienza e arriveremo dunque. È questa
incomprensione e mancanza di fascino della scienza a tormentarmi. L’illuminismo
portò con sé l'ottimismo nei confronti della scienza cosa che ora è stata
sostituita da una certa dose di paura. Ora siamo preoccupati del fatto che la
scienza si stia insinuando in ambiti che non le competono, e ascoltiamo scienziati
e leader religiosi discutere in televisione su cui controversi sviluppi del
progresso. Benché più felici e sani che in passato, non abbiamo più lo spirito
per le sperimentazioni e la curiosità. La diffusione del principio preventivo,
usato dai verdi e predominante nella stampa, è un chiaro esempio di questa
preoccupazione. È un'argomentazione utile per evitare che vengano messi in atto
nuove politiche che gli ambientalisti sento non potrebbero essere dannose per
l'ambiente molto spesso viene usata contro la questione controversa dell'agricoltura
OGM. Il principio, malgrado sia difficile da afferrare, fondamentalmente
afferma che se c'è anche solo un minimo rischi di pericolo nella
implementazione di una nuova politica, allora quella politica dovrebbe essere
stralciata. Meglio prevenire che curare. Sebbene questo tendenzialmente sia un
ragionamento sensato dimentichiamo che tutto ciò che accade presenta sempre un
certo margine di rischio.
Questa è la domanda posta al direttore di Greenpeace nelle 1999
da una commissione scelta della house of Lords, in riferimento alle culture
odierne:
domanda: la sua opposizione alle culture ogm, assoluta e
definitiva, non potrà essere modificata in base ai risultati di nuove ricerche
scientifiche?
Risposta: la mia è un'opposizione permanente e definitiva!
Una tale logica è priva della curiosità vitale per il
progresso scientifico. Spesso può essere molto pericolosa.
Rachel Carson nel 1962 scrisse il famoso “primavera
silenziosa”, dove espose i pericoli per l'ambiente dovuti all'uso del D.D.T.
Affermava che fosse la causa del cancro al fegato e offriva prove aneddotiche
di altri danni alla salute. Seguirono negli anni successivi un indottrinamento
informale sui mali provocati dall'uso dei pesticidi. Naturalmente, il D.D.T.
era il grande maligno per eccellenza, a confronto del quale tutti gli altri
pesticidi nocivi erano quasi innocui. Fui sorpreso nel venire a conoscenza del
fatto che non siano mai stati ripetuti dei test per dimostrare che il D.D.T.
danneggiasse la salute degli esseri umani. Tuttavia, il D.D.T. è un mezzo
meravigliosamente efficace per prevenire la diffusione della malaria. Tra il
1940 al 1970, il D.D.T. evitò circa 50 milioni di morti a causa della febbre
malarica. Nelle 1963, ci furono 17 casi di malaria in Sri Lanka. Nel 1968, dopo
che il D.D.T. fu messo al bando, ne furono registrati più di 1 milione. Tutt'oggi
ci sono circa 1 milione di decessi all'anno causati dalla malaria. Una reazione
esagerata, precauzioni superficiali e scelte politiche insensate sono
responsabili di questo ingente numero di decessi. Per dirla tutta, la messa al
bando totale sarebbe stata una vittoria per la coscienza del mondo ricco,
invocata senza alcun rispetto dei fatti e soprattutto a spesa delle vite dei
poveri senza voce. La facile relazione tra gruppi antiscientifici e media è uno
strumento potente per diffondere la preoccupazione. Nel 1998 si diffusero
storie dal titolo sconvolgente riguardo al possibile legame tra il vaccino
trivalente nello sviluppo dell'autismo. Il vaccino MMR è vitale per la
prevenzione e epidemica di queste tre malattie, e la rosolia è la più grave
delle tre. Sulla base di questi articoli di giornale un enorme numero di
genitori rifiutò di permettere che ai loro bambini venisse inoculato il
vaccino, perché non volevano correre il rischio. In effetti, la storia non era
altro che l'ennesimo tentativo dei media di pascersi di strazianti racconti a
sfondo scientifico, spinti a usare toni sensazionalistici dalla pressione di un
gruppo avverso alla vaccinazione e al loro desiderio naturale di far aumentare
la tiratura del giornale. La storia dell'orrore proviene da un unico pediatra
che aveva visitato 12 bambini autistici con problemi intestinali e che ipotizzò
che l'autismo di otto di loro potesse avere qualche connessione con il virus
della rosolia presente nel vaccino MMR. In verità, quando il possibile
collegamento con l'autismo fu in seguito
testato in tutto il mondo, su milioni di bambini, si rivelò del tutto
infondato. Non c'era nessun collegamento, nessuna prova a sostegno dell'ipotesi
sollevata da quell'unico pediatra, e fu anche evidenziato che il notevole
aumento di casi di autismo avvenne prima dell'introduzione del vaccino. Il
pediatra, che si scoprì essere stato messo sotto pressione da un gruppo
desideroso di trovare collegamento tra il vaccino e l'autismo, è tuttora sotto
inchiesta. Questa parte però non è una storia accattivante per i media, e
quindi un largo numero di persone prese una decisione pericolosa e
comprensibilmente cautelativa all'eccesso perché il seme della paura era stato
piantato in modo irresponsabile dentro di loro. Le informazioni martellanti dei
media non dicevano che i test pubblicizzati fossero su piccola scala,
inconcludenti, preliminari e inficiati dalla mera supposizione, come i principali
pediatri ed esperti di vaccinazioni infantili stanno ora cercando di chiarire
nel tentativo di impedire ai media di sollevare ulteriori dubbi al riguardo.
Ora siamo nella pericolosa situazione in cui tutti bambini sono a rischio a
causa del conseguente calo di numero delle vaccinazioni ben al di sotto del
livello di guardia necessario per proteggere largamente la popolazione. In una
lettera aperta del 2006 in seguito a un massiccio aumento di decessi infantili
a causa della rosolia, gli esperti dissero, a meno che questa tendenza non
venga presto invertita, e ai bambini inoculato il vaccino, ci saranno nuovi
focolari e nuove morti innocenti. Sono più che felice di ammettere che non
progrediamo o miglioriamo necessariamente come genere umano di pari passo con i
salti e balzi in avanti della scienza e del sapere. Questa idea deriva
dall'umanesimo, attraversò l'illuminismo e può essere sbagliatissima. La nostra
tendenza ad abusare e sfruttare le conoscenze che abbiamo per scopi malvagi
naturalmente necessita di un sistema nel quale devono avvenire verifiche e
controlli perché la tecnologia galoppa ben oltre la nostra moralità. Ovviamente
dovremmo essere preoccupati. Tuttavia, con il prevalere del sensazionalismo
mediatico e della coscienza del mondo ricco, molti dei lapalissiani fatti ed
esperimenti scientifici sono stati accolti con sfavore o semplicemente
ignorati. E un'area di retorica fortemente non scientifica consiste proprio
nella fede nel soprannaturale e nella medicina alternativa, dove, lo ripeto, la
persistente quanto esigua voce della ragione viene spesso vista come qualcosa
di negativo o irrilevante. Visto il mio studio e i miei interessi, passati e
presenti, mi hanno avvicinato a queste aree, vi daremo un'occhiata ora.
Se una persona ha ricevuto qualche rimedio omeopatico o
alternativo per un problema e ora si sente meglio, così a una seduta con un
guaritore psichico e dopo si sente soddisfatta, allora potremmo sostenere che
va tutto bene e che non c'è ragione di ridimensionare l'azione della terapia.
Dovremmo negare a queste persone il loro conforto? Personalmente, non ho alcun
desiderio di privarle della felicità e della soddisfazione che derivano da
simili interventi, a meno che la questione non mi condizioni in qualche modo o
che la cosa non conduca ad un pericoloso fondamentalismo.
David Hume, filosofo
nel 18º secolo, giunse a una massima molto importante riguardo alle
rivendicazioni metascientifiche: nessun testimone è sufficiente per stabilire
un miracolo a meno che il testimone non sia di un genere tale per cui la sua
stessa falsità sarebbe più miracolosa del fatto che si vuole stabilire. In
altre parole, è più facile che sbagli la persona che fa un'affermazione
straordinaria, o che l'affermazione straordinaria sia vera? Le due possibilità
vanno ponderate. Affermazioni straordinarie richiedono prove straordinarie.
Questo è fondamentale. Ciò che invece tende ad accadere è che affermazioni
straordinarie portano a convinzioni straordinarie. Siamo inclini a pensare che
la profondità della nostra esperienza personale e la cosa straordinaria in
questione, sia esso Dio o un cristallo
curativo, è prova della veridicità dell’affermazione. Non lo è davvero; è solo
la prova di quanto siamo pronti a credere a qualcosa senza bisogno di averne le
prove. In questa comprensione c'è anche il fatto che se credi in qualcosa di straordinario, non puoi
insistere affinché siano gli altri a dimostrare che tu hai torto. Poniamo di
nuovo al problema di dimostrare qualcosa di negativo. Supponiamo, per esempio,
che un uomo adulto sostenga l'esistenza di babbo Natale. Non spetta agli altri
dimostrare che non è così, e stabilire che esiste o meno. Farebbe meglio ad
avere prove straordinarie a supporto della sua straordinaria affermazione.
Mettendola in altri termini, ciò che può essere affermato senza alcuna prova,
può anche essere smentito senza bisogno di prove.
E ci sarebbe ancora
da parlare del pregiudizio, e della sua conferma(tendiamo a fare domande che
confermano le nostre ipotesi). Estremo fin troppo comune di questo tipo di
pregiudizio è il ragionamento circolare. Si tratta della fallacità del vero
credente. Il vero credente è imperturbabile davanti alla prova concreta perché
semplicemente ignora tutto quello che non si sposa con il suo sistema di
convinzioni. Al contrario, nota ogni elemento affine a favore delle sue
convinzioni, e inevitabilmente finisce con sostenere queste convinzioni a un
livello molto profondo. Possono diventare parte integrante della sua identità.
È questo aspetto che accomuna il sensitivo, il cinico e l'ottuso. È qualcosa
che si riscontra molto di frequente.
Perché credi nella Bibbia? Perché è la parola di Dio.
E perché credi in Dio? Per via di ciò che sta scritto nella
Bibbia.
Il fatto è che è difficilissimo, e devi essere fortemente
coraggioso, per superare la circolarità delle ideologie. Ma il solo fatto che
la nostra identità è legata a doppio filo con ciò cui crediamo, non rende in
nessun modo quella convinzione corretta.
Su Internet si trovano centinaia di aneddoti al riguardo:
una persona che mette in cristalli nei vasi delle piante per
farle crescere meglio; chiunque dica con facilità questo genere di cose in
pubblico deve essere pronto a venire deriso al di fuori della cerchia dei veri
credenti. Non sarebbe stato frutto di semplice curiosità posizionare un paio di
vasi con la stessa pianta vicino alle altre, alla stessa finestra, innaffiarle
contemporaneamente, mettendo però in cristalli solo in una; e se vi fosse una
grossa differenza allora magari ripetere l'esperimento qualche altra volta per
vedere se si ottiene lo stesso risultato? Ma naturalmente di solito non
succede. Nessun membro della comunità metascientifica vuole verificare le cose.
Per fortuna gli scienziati non chiudono gli occhi davanti a queste cose, loro
vogliono verificare pienamente se funzionano, così elaborano test per
dimostrare se la teoria che c'è dietro è ciò che rende possibile il trucco.
Fanno le prove su un ampio numero di persone, in modo da eliminare qualsiasi
pregiudizio. Forse non a sorpresa i risultati che emergono mostrano che non
sono mai gli elementi mistici (oli, cristalli, energia di guarigione) a rendere
possibile il trucco. Tuttavia, per infarcire i racconti, i giornali, le
esperienze delle persone, gli elementi mistici sono molto più suggestivi e
attraenti del dato reale. Prove concrete che i fatti reali sono tralasciati
come irrilevanti quando si tratta di
olismo. La scienza, viene messa da parte in quanto occidentale e irrilevante,
eppure viene chiamata in causa quando può essere estrapolata dal contesto per
avvalorare qualche rivendicazione. Usare un linguaggio scientifico non
attribuisce alla cosa in questione il valore di dato scientifico. È una
disgrazia essere malati, e accettiamo felicemente assurde offerte di rimedi di cui
in altri casi rideremmo. Ormai uno non può camminare per strada e starnutire
senza che un centinaio di polsi frughino
nelle tasche dei cappotti e delle borse per pescare qualche perla di
echinacea o erbe simili ( a proposito, il popolare rimedio per il raffreddore,
l’echinacea, è stato sottoposto al test indipendenti per vedere se avesse
qualche effetto superiore a quelli di un
placebo. Non ne ha). Probabilmente è perché noi viviamo in un mondo dove tutto
è comodo, che tendiamo ad immaginare che qualcosa è andato male se siamo
occasionalmente ammalati. Il linguaggio delle medicine alternative fa
corrispondere benessere con tutto ciò che è naturale e buono, come se il nostro
stato normale fosse uno stato di buona salute. Naturalmente, ciò non è realmente
vero. La natura non è quel posto idilliaco
e mite ritratto nelle confezioni dei bagni schiuma. La natura è un posto
feroce e di cieca crudeltà anche se è capace di offrire spettacoli di rara
bellezza. E la nostra salute viene e va. Quando un dottore ci guarisce, non ci
sta riportando al nostro stato naturale, sta semplicemente rendendo la nostra
vita comoda per un attimo.
Il continuo se vi va domani…..
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